Strategie politiche e commerciali

Solo 4 partner Ue hanno interesse immediato a difendere la libertà di navigazione a Bab-el-Mandeb

Tra Hormuz e il Mar Rosso, i flussi mercantili sono già calati del 44%. Fondamentale l’appello di Crosetto per rafforzare la missione Aspides, ma soltanto i porti di Italia, Grecia, Slovenia e Croazia risentono direttamente dell’instabilità a differenza degli scali degli altri Paesi. Senza contare che la protezione dovrebbe estendersi anche a navi con bandiere non italiane (che coprono il 5% delle merci in transito). Ciò può rendere per le altre nazioni meno strategico un intervento militare

Alle spalle dei due motociclisti una pubblicità digitale raffigurante il leader degli  Houthi Abdul-Malik al-Houthi, lungo una strada di Sana'a nello Yemen EPA

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Un duraturo pregiudizio alla libertà di navigazione nello Stretto di Bab el-Mandeb avrebbe conseguenze particolarmente gravi per l’economia italiana e soprattutto per il sistema portuale nazionale. Bab el-Mandeb costituisce la porta meridionale della rotta Mar Rosso-Suez e, dunque, il passaggio obbligato – salvo circumnavigare l’Africa – delle navi che dall’Asia raggiungono il Mediterraneo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Per l’Italia questa geografia rappresenta un vantaggio competitivo fondamentale: attraverso Suez i porti italiani sono tra i primi scali europei raggiungibili dalle grandi rotte provenienti dall’Asia. Gioia Tauro, che nel 2025 ha raggiunto il record di 4,49 milioni di TEU, fonda una parte essenziale della propria competitività sulla posizione lungo l’asse Suez-Gibilterra. Lo stesso vale, con caratteristiche differenti, per Genova, La Spezia e Trieste. In condizioni normali, circa il 40% delle merci sbarcate nei porti italiani risulta transitato da Suez.

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La crisi iniziata con gli attacchi degli Houthi ha già modificato profondamente le rotte mondiali. Secondo il Red Sea Transit Monitor di Lloyd’s List Intelligence, nell’agosto 2026 hanno attraversato Bab el-Mandeb 273 portacontainer, contro 674 nell’agosto 2023: una riduzione del 59,5%. Considerando insieme Suez e Bab el-Mandeb, il traffico risultava ancora inferiore del 44,1% ai livelli dell’agosto 2023.

È dunque comprensibile che il ministro della Difesa Guido Crosetto abbia prospettato un rafforzamento della protezione delle navi mercantili italiane nell’ambito dell’operazione europea Aspides, istituita nel 2024 e prorogata fino al 28 febbraio 2027. Il problema è capire fino a che punto gli altri Stati Ue siano disponibili ad aumentare l’impegno. Gli effetti economici di una persistente crisi della rotta del Mar Rosso, infatti, non sono distribuiti uniformemente.

L’Egitto è tra i Paesi più esposti. Nel 2023 il Canale di Suez aveva registrato 26.434 transiti e ricavi per 10,25 miliardi di dollari. Nel 2024 le navi sono scese a 13.213 e i ricavi a 3,99 miliardi. Anche l’Arabia Saudita ha un interesse diretto alla sicurezza dello Stretto: la costa occidentale, con Jeddah e Yanbu e le infrastrutture energetiche sul Mar Rosso, necessita di un accesso sicuro verso l’Oceano Indiano.

Tra i Paesi Ue la situazione è più complessa. La Grecia si trova in una posizione simile a quella italiana: il successo del Pireo come hub dei traffici asiatici nel Mediterraneo e nell’Europa centro-orientale è strettamente connesso alla rotta di Suez. Non a caso Atene ha assunto un ruolo importante nell’operazione Aspides. Analoga, seppure su scala minore, è la situazione di Croazia e Slovenia.

Meno univoco è l’interesse della Francia: Marsiglia-Fos è direttamente interessato alla piena funzionalità della rotta mediterranea, mentre il sistema portuale di Le Havre guarda all’Atlantico. Questa duplicità diventa ancora più evidente considerando Spagna, Marocco e i grandi porti del Nord Europa.

Una nave che dall’Asia circumnaviga il Capo di Buona Speranza raggiunge infatti l’Europa da sud-ovest e incontra Tanger Med e i porti spagnoli come primi grandi hub per l’inoltro dei container. Significativamente, Puertos del Estado ha rilevato che la crescita dei porti spagnoli nel 2024 è stata in parte favorita proprio dall’aumento dei traffici determinato dalla crisi del Mar Rosso.

La differenza diventa ancora più evidente per Rotterdam, Amburgo e Anversa. Se la rotta attraverso il Capo diventasse strutturale, questi porti potrebbero rafforzare la loro posizione, già dominante, come porte d’ingresso delle merci verso i mercati del centro e nord Europa. Ciò non significa che Olanda, Germania e Belgio abbiano interesse al protrarsi delle minacce alla navigazione, ma certamente può limitarne la disponibilità a partecipare a un maggiore impegno militare.

È questo il nodo politico che l’Italia deve affrontare in Europa. Non si tratta tanto di convincere i partner che la libertà di navigazione debba essere tutelata – principio sul quale esiste già un consenso tradotto nell’operazione Aspides – quanto di ottenere più unità navali e maggiori risorse per la protezione effettiva del traffico commerciale.

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C’è infine un ulteriore problema. Crosetto ha prospettato la scorta delle navi mercantili battenti bandiera italiana, ma la quota delle merci sbarcate nei nostri porti che transita da Bab el-Mandeb e viaggia su queste navi è stimabile attorno all’1%. Anche considerando la “flotta controllata”, cioè le navi di armatori italiani registrate all’estero, si resta sotto il 5%.

Per proteggere realmente i traffici destinati ai nostri porti occorre dunque estendere l’azione anche alle portacontainer battenti altre bandiere, coinvolgendo altri Stati, probabilmente non soltanto europei.

Dalla libertà di navigazione a Bab el-Mandeb passa una parte del futuro dei porti italiani e della posizione dell’Italia nelle grandi catene logistiche mondiali. Se alla nostra Marina può essere richiesto un impegno crescente, alla diplomazia italiana spetta forse uno sforzo ancora maggiore: dimostrare che la crisi del Mar Rosso non è soltanto un problema italiano e dei Paesi del Mediterraneo orientale.

Stefano Zunarelli è professore di Diritto della navigazione e dei trasporti dell’Università di Bologna

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