Lo scontro nella maggioranza

Strade Sicure, quanti sono i militari utilizzati e cosa potrebbe cambiare in 12 domande e risposte

Fratelli d’Italia vuole incrementare le forze dell’ordine nelle strade e nelle stazioni senza utilizzare l’esercito mentre la Lega insiste per l’impiego anche dei militari

di Andrea Carli

Crosetto: Rivedere l'impiego dei militari di Strade sicure

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È scontro nella maggioranza sull’operazione “Strade Sicure”. Da una parte Fratelli d’Italia, che con il ministro Guido Crosetto ha più volte messo in evidenza la necessità di far sì che i militari coinvolti tornino a esercitare il loro ruolo, lasciando alle Forze dell’ordine il compito di garantire la sicurezza nelle città. Dall’altra la Lega, in prima fila il leader e vicepremier Matteo Salvini, che non solo difende a spada tratta l’operazione, chiudendo a ogni ipotesi di cancellazione o ridimensionamento, ma rilancia e propone di rafforzare l’organico con mille militari in più.

In sintesi, Fratelli d’Italia vuole incrementare le forze dell’ordine nelle strade e nelle stazioni senza utilizzare l’esercito mentre la Lega insiste per l’impiego anche dei militari. Giovedì 15 gennaio il braccio di ferro entrerà nel vivo, dal punto di vista politico, con la discussione in commissione Difesa alla Camera sulla risoluzione che la Lega ha presentato per chiedere di aumentare il numero dei militari dell’Esercito Italiano del contingente. «Il contingente - si legge nel testo del Carroccio - è stato ridotto negli ultimi anni dalle 7.050 unità del 30 giugno 2021 alle 6.000 unità fino al 30 giugno 2022 ed infine alle 5.000 unità fino al 31 dicembre 2022». Il dibattito sull’opportunità di impiegare i militari nella tutela dell’ordine pubblico, non è nuovo.

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«Sicuramente non è il momento per togliere i militari dalle strade e dalle stazioni, anzi è un momento in cui c’è bisogno di ancora più divise nelle strade e nelle stazioni», ha detto Salvini a margine di un convegno sul turismo al Senato. «Poi ci sono militari, poliziotti, carabinieri, polizia locale. A me interessa che ci sia più presidio, più presenza, più sicurezza. È un errore in questo momento tagliare Strade sicure e togliere i militari delle strade». Domanda: “Ha parlato con Crosetto di questo?” «Ci stanno parlando i miei sicuramente», ha risposto Salvini. La questione, anche in vista della messa a punto del decreto sicurezza che il governo vuole portare in uno dei prossimi Cdm, sembra destinata a far discutere ancora nella maggioranza.

Qui alcuni elementi per ricostruire ciò che “Strade Sicure” ha rappresentato e rappresenta.

Quanti militari sono impiegati nell’operazione Strade Sicure?

L’Esercito impiega 6635 militari, nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”, suddivisi su 58 città italiane, a presidio di circa 1.000 siti e aree sensibili. Sono impiegati anche circa 150 militari di Marina e Aeronautica Militare. Tra gli obiettivi posti sotto vigilanza, siti istituzionali, luoghi d’arte, siti diplomatici, porti, aeroporti, stazioni ferroviarie e della metropolitana, valichi di frontiera, luoghi di culto e siti di interesse religioso (diversi siti vigilati sono dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco) a cui si deve aggiungere il controllo delle aree interessate al fenomeno dello sversamento illecito e ai roghi di rifiuti nella c.d. “Terra dei Fuochi” e delle zone evacuate a seguito di eventi calamitosi ed emergenziali.

E quanti quelli che operano nell’ambito delle missioni all’estero?

Se da una parte oltre 6mila militari sono coinvolti nell’operazione “Strade Sicure”, dall’altra circa 7400 sono impiegati all’estero, suddivisi in 17 operazioni e 22 missioni, in 25 paesi, tra Europa e Bacino Mediterraneo, Medio Oriente e Africa.

Quando è stata avviata Strade Sicure?

“Strade Sicure” ha 18 anni. È nata infatti il 4 agosto 2008, a seguito della legge 125/2008 - governo Berlusconi -, che prevedeva la possibilità di impiego di personale militare appartenente alle Forze Armate per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, in aree metropolitane o densamente popolate. Il personale delle Forze Armate è posto a disposizione dei prefetti, da questi è impiegato per servizi di vigilanza a siti e obiettivi sensibili, nonché in perlustrazione e pattuglia congiuntamente alle Forze di polizia. Un’altra legge (178 del 30 dicembre 2020) ha prorogato l’operazione in relazione alle straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto della criminalità e del terrorismo, attraverso l’impiego di un contingente di personale militare delle Forze armate, che agisce con le funzioni di agente di pubblica sicurezza a difesa della collettività, in concorso alle Forze di Polizia per il presidio del territorio e delle principali aree metropolitane e la vigilanza dei punti sensibili. Il primo contingente, costituito da 3.000 militari per un periodo di sei mesi, ha operato a disposizione dei prefetti delle province per svolgere servizi di vigilanza di siti e obiettivi sensibili, inclusa la vigilanza ai Centri per l’immigrazione, nonché compiti di perlustrazione e pattugliamento in concorso e congiuntamente alle Forze di Polizia. Nel tempo, successive disposizioni di legge hanno variato la consistenza del personale impiegato, la durata dell’operazione e hanno previsto la collaborazione delle Forze Armate nei servizi di controllo del territorio a tutela di obiettivi sensibili e per contribuire alla prevenzione e contrasto del terrorismo. Da ultimo, la manovra 2025 ha prorogato fino al 2027 l’impiego di un contingente di 6000 unità.

Quali risultati ha prodotto?

Gli ultimi numeri parlano di oltre 60 milioni di controlli effettuati a persone e veicoli, dall’avvio dell’operazione, e più di 100.000 soggetti fermati, arrestati o denunciati. Il bilancio delle attività include il sequestro di 2.000 armi, 17.000 veicoli e più di 2 tonnellate e mezzo di sostanze stupefacenti. Per quanto riguarda i controlli sulla “Terra dei Fuochi”, il coinvolgimento dei militari ha permesso di individuare di quasi 2.000 roghi dolosi e oltre 8.300 siti di sversamento illecito di rifiuti, attraverso l’impiego di droni per monitorare e sorvegliare vaste aree.

La missione è sempre stata la stessa o il perimetro è stato ampliato negli anni?

Con specifiche decisioni del Governo, ma sempre nell’ambito della stessa operazione, sono stati assegnati ulteriori compiti legati a particolari esigenze di sicurezza del territorio. Dal 2008 l’operazione ha visto variare la sua consistenza numerica a seguito di provvedimenti adottati nel corso di specifici eventi (es.: EXPO 2015, “Giubileo straordinario della Misericordia”, G7, sisma nel Centro Italia e sull’Isola di Ischia, XXX Universiade e Vertice G20 di Roma) oppure per fronteggiare esigenze di sicurezza di alcune specifiche aree del territorio nazionale (es.: “Terra dei Fuochi”) o nell’ambito delle attività connesse a particolari situazioni emergenziali (ad esempio, l’emergenza Covid per il quale il contingente dell’operazione è stato rafforzato con 753 militari da maggio 2020 a marzo 2022). In occasione del Giubileo della Misericordia, oltre 1500 militari, impiegati su tutto il territorio nazionale e prevalentemente su Roma, hanno garantito la sicurezza dei siti giubilari, anche per mezzo di un potenziamento dedicato del dispositivo di Difesa aerea a cura dell’Aeronautica Militare.

Cosa possono fare i militari?

Il piano di impiego del personale delle Forze armate è adottato con decreto del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro della difesa, sentito il Comitato nazionale dell’ordine e della sicurezza pubblica integrato dal Capo di stato maggiore della difesa e previa informazione al Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Ministro dell’Interno riferisce in proposito alle competenti Commissioni parlamentari. In concreto, i militari impegnati in Strade Sicure hanno la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, quindi effettuano fermi di identificazione o per la ricerca di armi o droga o in flagranza di reato. Non hanno tuttavia la qualifica di agenti di polizia giudiziaria, e quindi non possono svolgere attività di indagine di propria iniziativa, ricevere denunce o procedere a interrogatori formali.

Chi detiene il controllo operativo?

Al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito è assegnato il controllo operativo dell’operazione interforze. Allo stato attuale il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Italiano è il Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello.

Per i militari è previsto un addestramento particolare?

Ogni militare, durante la fase preparatoria all’impiego in operazioni in concorso alle Forze dell’Ordine, si addestra con moduli specifici incentrati su tecniche di gestione della folla, elementi di primo soccorso (”Basic Life Support”), movimento in centri urbani e pratica del Metodo di Combattimento Militare (MCM), un sistema di combattimento a distanza ravvicinata, concepito in seno all’Esercito Italiano, che mutua tecniche derivanti da arti marziali e sport da combattimento, creato per intervenire con gradualità e tempestività in ogni situazione.

I militari sono coinvolti anche nel garantire la sicurezza nelle stazioni?

Ulteriori 12.000 militari sul territorio nazionale sono pronti all’impiego su disposizione dell’autorità politica, durante le festività, anche per interventi di primo soccorso e supporto alla popolazione, con assetti aerei, unità del Genio, squadre di soccorso alpino e nuclei meteo-nivologici. Rilevante anche l’attività degli artificieri dell’Esercito, che nel 2025 hanno effettuato oltre 2.300 interventi di bonifica di ordigni inesplosi su tutto il territorio nazionale (11.000 ordigni), inclusi numerosi residuati bellici del secondo conflitto mondiale. Consolidato, inoltre, il contributo dell’Aviazione dell’Esercito nella campagna antincendi boschivi, con numerosi interventi e decine di ore di volo a supporto delle autorità civili. 800 militari sono coinvolti nell’operazione “stazioni sicure” che prevede la vigilanza di 21 stazioni nelle città di Genova, Milano, Torino, Bologna, Reggio Emilia, Venezia, Verona, Firenze, Roma, Napoli, Bari e Palermo.

A quanto ammonta l’ultimo stanziamento?

Per quanto riguarda le risorse per il triennio 2025-2027, la legge di Bilancio dello scorso anno ha previsto il rifinanziamento dell’operazione “Strade Sicure” e il concorso del personale delle Forze Armate nel programma “Stazioni Sicure” (231,5 milioni di euro annui).

Crosetto: “Soldati al loro ruolo, Strade Sicure rafforzata con professionisti”

Che cosa chiede la Lega e qual è la linea di Crosetto?

La risoluzione in Commissione Difesa della Camera (primo firmatario il capogruppo in Commissione Eugenio Zoffili) “impegna il Governo ad assumere iniziative al fine di aumentare il numero dei militari del contingente Strade Sicure per rafforzare i presidi nelle città, ai confini, nelle stazioni ferroviarie, nei siti e luoghi sensibili.” Diversa invece la posizione di Crosetto che lo scorso 4 dicembre, in un’audizione di fronte alle Commissioni Difesa riunite nell’ambito dell’esame del documento programmatico pluriennale per la Difesa per il triennio 2025-2027, ha posto l’accento su un elemento: «Serve aumentare le Forze armate professionali e in questo senso l’ho detto più volte che l’operazione Strade Sicure andava lentamente riaffidata alle Forze di polizia». «È necessario che i militari impiegati in Strade sicure possano con calma nel tempo, concordandolo con gli altri ministeri, tornare in prospettiva a fare il loro lavoro, oggi più che mai indispensabile», ha detto in un’altra occasione. «Strade Sicure nasce in un momento di crisi, d’emergenza. Ora c’è da chiedersi se l’emergenza continua» ha ricordato il Capo di Stato maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano, audito nei mesi scorsi dalle Commissioni sul tema missioni. In una recente intervista a Il Sole 24 Ore, Portolano ha chiarito: «Sin dall’inizio del mio mandato di Capo di Stato Maggiore della Difesa ho evidenziato che le nuove minacce e i mutamenti del contesto di sicurezza globale impongono una riforma della Difesa e un aumento del personale militare. Tutto ciò auspicherebbe che i circa 6500 militari oggi impiegati per “Strade Sicure” per il presidio del territorio, in supporto delle Forze di Polizia, tornassero al loro ruolo primario.

Quali sono le mosse del Viminale sul piano del presidio del territorio?

Stando alle indicazioni fornite nelle ultime ore dal ministero dell’Interno, sono 3.500 i nuovi poliziotti che assumeranno servizio nei prossimi giorni di gennaio. Salgono così complessivamente a 42.500 gli operatori delle Forze di polizia assunti dall’inizio del mandato del governo Meloni. Dei nuovi agenti, 470 saranno assegnati a Roma, 141 a Napoli e altrettanti a Palermo, 123 a Milano e 118 a Bologna, 94 a Genova e a Torino, secondo criteri che tengono conto del turn over nelle singole sedi, delle assegnazioni già effettuate e di quelle ulteriori programmate a breve. Inoltre 507 saranno assegnati alla Polizia stradale, per assicurare una presenza sempre più capillare sulle principali strade e autostrade del Paese, 153 alla polizia ferroviaria e 110 alla Polmetro, la speciale sezione della Polizia di Stato che ha il compito di presidiare treni, banchine e stazioni delle metropolitane di Roma, Napoli e Milano.

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