Spedizioni extra Ue

Mini-pacchi, la tassa scatta da luglio (insieme al dazio europeo)

Confetra: «Così perdiamo metà del traffico»

di Lorenzo Pace

 IMAGOECONOMICA

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Con il decreto fiscale, convertito in legge mercoledì, il governo ha preso tempo per la tassa sui mini-pacchi in arrivo dai Paesi extra-Ue. Adesso, l’entrata in vigore del contributo da due euro è prevista per il mese di luglio, proprio quando verrà introdotto il dazio europeo da tre euro. Le spedizioni “colpite” saranno le stesse, cioè quelle dal valore inferiore ai 150 euro.

Da Confetra, la Confederazione generale italiana dei Trasporti e della Logistica, è arrivato - senza giri di parole - l’invito per l’esecutivo di fare un passo indietro: «La tassa da 2 euro sarebbe un autogol, perché comporterebbe un calo del 50% del traffico». Per spiegare il motivo, vengono posti due scenari tra luglio e novembre 2026.

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Il primo scenario: resta la tassa italiana

Il primo è quello che potremmo definire attuale, cioè se la situazione dovesse rimanere come è prevista. Mantenere la tassa da due euro sui minipacchi dai Paesi extracomunitari potrebbe essere controproducente per Confetra: «Quando si introducono misure unilaterali su fenomeni globali - ha spiegato il direttore Andrea Cappa agli Stati generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - il rischio concreto è quello di spostare i traffici altrove, senza raggiungere gli obiettivi dichiarati».

Se l’Italia diventa più cara, è la tesi della confederazione, i corrieri spostano i voli cargo in Germania, Belgio o Olanda, per poi portare le merci nel Paese via camion. In numeri, vorrebbe dire che l’Italia perde il 50% dei traffici (come già sperimentato nei primi due mesi del 2026 prima del rinvio della norma) e lo Stato incassa in totale 70 milioni di euro, di cui solo 51 milioni di euro per la tassa italiana.

Secondo scenario: niente tassa

Scenario due. Va spiegato, in primo luogo, che il dazio europeo prevede che il 75% dell’introito vada al bilancio comunitario e che l’altro 25% sia trattenuto dagli Stati membri a titolo di rimborso per le spese di riscossione. In pratica, ogni minipacco in arrivo da Paesi esterni all’Ue produrrà un gettito da 0,75 centesimi al posto dei due euro previsti dalla tassa italiana. L’altro euro e 25 centesimi, quindi, andrebbe compensato per altra via.

Il gettito previsto

E qui si apre la questione del gettito che il governo ha previsto con la tassa introdotta nell’ultima legge di Bilancio. Per il 2026, l’incasso stimato è di 122,5 milioni di euro, che diventano 245 milioni sia per il 2027 che per il 2028. Il totale, per il triennio, fa 612,5 milioni. Con il dazio europeo, le entrate sarebbero minori. Confetra si sofferma sul 2026 e spiega che ballano circa 32 milioni: «Un vantaggio economico minimo per lo Stato - ha detto Cappa - a fronte del rischio enorme di perdere clienti che non torneranno mai più indietro. Inoltre, poiché la tassa italiana non scadrà a novembre ma si sommerà alle tariffe europee, il danno economico per le casse dello Stato peggiorerà negli anni a venire».

Confetra ha segnalato inoltre che Il problema non è solo finanziario: «Se le merci destinate all’Italia atterrano e vengono sdoganate in altri Paesi europei per evitare la tassa italiana, il nostro Paese perde il potere di controllarle fisicamente. Si riduce la possibilità di monitorare efficacemente i flussi in ingresso, con gravi impatti su sicurezza e tutela del mercato interno. Per questo - ha concluso Cappa - chiediamo un passo indietro e un approccio coordinato. Senza un’armonizzazione a livello UE, ogni tassa nazionale si trasforma solo in un regalo competitivo ai nostri vicini europei».

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