Tim, accordo con Fastweb + Vodafone per costruire torri e accelerare sul 5G
Intesa non vincolante con la prospettiva di realizzare fino a 6mila nuovi siti
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Tim e Fastweb + Vodafone hanno firmato un accordo non vincolante per la costruzione e gestione di nuove torri (infrastrutture passive) per la telefonia mobile in Italia, con la prospettiva di realizzare fino a 6mila nuovi siti. L’iniziativa congiunta è finalizzata anche ad accelerare il roll-out nazionale del 5G.
Ad annunciare il progetto è una nota congiunta segnalando che tutto questo consentirà «a Tim e Fastweb + Vodafone di migliorare l’efficienza operativa e di allineare i costi alla media europea, mantenendo al tempo stesso standard di qualità elevati delle infrastrutture e la flessibilità tecnologica necessaria per lo sviluppo di reti di nuova generazione».
Iniziativa aperta a nuovi investitori
L’iniziativa sarà inizialmente realizzata attraverso una joint-venture partecipata pariteticamente da Tim e Fastweb + Vodafone, «con l’obiettivo di valutare in una fase successiva l’ingresso di investitori terzi nella compagine societaria al fine di ottimizzarne la struttura finanziaria. L’infrastruttura sarà inoltre resa disponibile anche ad operatori terzi di telecomunicazioni sulla base di un modello di accesso aperto». Le attività di costruzione saranno avviate secondo un piano di sviluppo articolato su più anni. Tim e Fastweb + Vodafone opereranno come anchor tenant della nuova infrastruttura, sottoscrivendo accordi di lungo periodo per l’utilizzo delle torri a condizioni di mercato.
Progetto subordinato all’ok Authority
Il progetto, mette in chiaro la nota di Tim e Fastweb + Vodafone, «è subordinato alle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità competenti». Certo è che dopo anni in cui le torri erano finite sul mercato, cedute come gioielli di famiglia per fare cassa e alleggerire i bilanci, adesso il pendolo torna dall’altra parte.
Il «ritorno» delle telco alle torri
In controluce, questa mossa racconta anche un ritorno al passato. Tim aveva portato in Borsa Inwit nel 2015, monetizzando una quota della controllata delle torri; poi nel 2020 Inwit ha incorporato Vodafone Towers, diventando il gigante nazionale del settore. Sul fronte opposto, già nel 2015 Wind aveva ceduto 7.377 torri a Cellnex. La logica, allora, era quella della dismissione: vendere infrastrutture passive per liberare risorse. Oggi, invece, si riapre il dossier in senso inverso: non possedere tutto, forse, ma tornare a governare la filiera infrastrutturale.


