Guerra commerciale

Trump minaccia la Ue con dazi: «La pagherà, revochi multe a società Usa»

Il presidente Usa torna ad attaccare la Ue, questa volta per le multe inflitte alle aziende americane, ultima in ordine temporale quella contro Google

Il 23 luglio 2026, presso la sede dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) a Washington, D.C., negli Stati Uniti, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump presenta il suo “Ratepayer Protection Pledge” (Impegno a tutela dei consumatori), volto a proteggere le famiglie dai costi dell’energia elettrica legati al boom dell’intelligenza artificiale. REUTERS/Jonathan Ernst REUTERS

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Donald Trump attacca l’Unione Europea per le multe inflitte alle aziende americane, ultima in ordine temporale quella contro Google. L’Ue “pagherà un prezzo molto alto per questa condotta illegale e profondamente scorretta, contro la quale li avevo ripetutamente messi in guardia”, ha scritto Trump sul suo social Truth annunciando il lancio di “un’indagine (ai sensi della Sezione 301) su questa pratica di rapina”.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Gli Stati Uniti, ha aggiunto, non sono il “salvadanaio” dell’Europa e “non lo diventeranno. Le sanzioni saranno completamente revocate e prevediamo di imporre loro pesanti dazi doganali il prima possibile”.

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La sortita del presidente americano era stata anticipata dal rappresentante Usa per il Commercio Jamieson Greer, che aveva evocato - sebbene con toni meno bruschi - possibili conseguenze tariffarie per l’Unione dopo la maximulta inflitta giovedì a Google.

I nuovi dazi di Trump non spiazzano l’Ue ma è scontro sulle Big tech

Il remake della terribile estate del 2025, almeno per ora, è stato evitato.

La nuova scure che Donald Trump ha voluto abbattere sul commercio internazionale, questa volta con l’appiglio dei beni prodotti con lavoro forzato, non ha provocato allarmi a Bruxelles. Il tetto del 15% messo in calce dall’accordo di Turnberry è ben superiore alla tariffa del 10% imposta da Washington. Tanto da sortire un apparente paradosso nei rapporti transatlantici: quello di provocare l’abbassamento dei dazi (incluso della clausola della Nazione più favorita) per alcuni prodotti, come il formaggio. La tempesta, tuttavia, potrebbe solo essere rinviata.

Il Digital Service Act e il Digital Market Act, i due strumenti con cui l’Ue sta tentando di normare il Far West digitale, rischiano di essere il vero pomo della discordia transatlantica nei prossimi mesi.

Per la Commissione, tuttavia, si tratta solo di applicare le regole, senza prendere nel mirino nessuno. E più volte, da Bruxelles, è stato ribadito come sulle regole che l’Ue si dà neanche gli Usa possono interferire.

“Oggi abbiamo dato un cartellino giallo a Tiktok, le nostre regole sono imparziali”, ha osservato una fonte dell’esecutivo europeo.

L’annunciata nuova indagine degli Usa addensa tuttavia nuove nubi. Anche perché a Bruxelles vedono con crescente scetticismo l’utilizzo di tali inchieste commerciali.

La motivazione che ha portato il tycoon ai nuovi dazi - inflitti sulla base della Sezione 301 del Trade Act, volta a contrastare i Paesi che si macchiano di lavoro forzato - ha per esempio irritato non poco Palazzo Berlaymont.

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“Le accuse di carenze sui controlli sono infondate”, ha osservato da Manila l’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas parlando con Reuters.

“Abbiamo già in vigore norme rigorose, e pertanto respingiamo totalmente l’idea che l’Ue possa essere considerata come un fattore che contribuisce al problema globale del lavoro forzato”, ha ribadito la portavoce della Commissione Paula Pinho.

 I nuovi dazi di Trump vanno dal 10 al 12,5% e coinvolgono oltre 60 Paesi: da quelli europei al Giappone, dalla Cina al Canada, dalla Corea del Sud al Regno Unito.

Le reazioni non sono state omogenee. Il nuovo governo britannico di Andy Burnham ne ha minimizzato la portata, ricordando che resta valido il tetto del 10% stabilito dagli accordi bilaterali con gli Usa. Ben diversa la risposta di Pechino, che ha rimarcato come “le guerre tariffarie e le commerciali non sono nell’interesse di nessuna delle parti”.

I nuovi dazi “sono ingiusti, la motivazione è completamente arbitraria”, ha replicato da par suo il Brasile di Luiz Inacio Lula, da tempo ai ferri corti con Washington. Tutti, a cominciare dall’Ue, sono comunque, fermi su un principio: la guerra commerciale di Trump, con il mondo in fiamme, non fa bene a nessuno.

L’amministrazione Trump citata in giudizio per una nuova tornata di tariffe globali

L’amministrazione Trump si trova ad affrontare una nuova sfida legale all’ultima tornata di tariffe globali del presidente entrata in vigore oggi.

Due piccole imprese, infatti, hanno intentato una causa presso la Corte statunitense per il commercio internazionale, accusando il presidente Donald Trump e alcuni funzionari statunitensi di aver utilizzato illegalmente la Sezione 301 del Trade Act del 1974 per cercare di sostituire precedenti cicli di tariffe doganali nell’ambito di una diversa autorità legale, annullata dalla Corte suprema degli Stati Uniti.

Canada cancella il 99,6% dei dazi all’Ecuador

Ecuador e Canada hanno firmato oggi l’accordo di libero scambio che eliminerà i dazi sul 99,6% delle esportazioni ecuadoregne verso il mercato canadese, ampliando al tempo stesso l’accesso reciproco ai rispettivi mercati.

Una volta in vigore il trattato, oltre 600 prodotti ecuadoregni potranno essere esportati in Canada senza dazi, consentendo al Paese di beneficiare delle stesse condizioni commerciali già riconosciute ad altri partner regionali come Colombia e Perù.

Tra i principali prodotti interessati figurano banane, cacao e derivati, gamberi, frutta tropicale, broccoli, quinoa, cuori di palma e ortaggi surgelati. L’accordo offrirà inoltre nuove opportunità a comparti come floricoltura, cioccolato, conserve di tonno, succhi di frutta, tessile, ceramica, mobili, componentistica per auto, pneumatici, calzature e cosmetici.

L’intesa comprende 29 capitoli dedicati, tra gli altri, a commercio di beni e servizi, investimenti, commercio elettronico, lavoro, ambiente e risoluzione delle controversie.

Il governo ecuadoregno ha precisato che saranno mantenute misure di tutela per 227 prodotti agricoli strategici, tra cui riso, mais, latte, carne e zucchero, oltre al divieto di importazione di abiti usati.

Nel 2025 l’interscambio non petrolifero tra i due Paesi ha registrato un saldo positivo di 85 milioni di dollari (73 milioni di euro) a favore dell’Ecuador, con esportazioni in crescita del 91% rispetto all’anno precedente.

Trump: «Dazi al Messico sulla lattuga contaminata o al Canada per gli incendi?»

Dazi al Messico a causa della lattuga collegata a un’epidemia di dissenteria in diversi Stati americani o al Canada a causa degli incendi e del relativo fumo che si è esteso su una parte importante degli Stati Uniti?. Parlando nello Studio Ovale, quando gli è stato chiesto se sarà di nuovo sicuro mangiare lattuga negli States, il presidente ha affermato che imporrà un “pesante dazio” al Messico a causa della lattuga, ma anche un altro al Canada per via del fumo degli incendi boschivi all’origine di aria stagnante e tossica sugli Stati Uniti, pure nel giorno della finale dei Mondiali di calcio. “Cosa preferireste: la lattuga o il fumo? Credo che sceglierei il fumo”, ha scherzato il tycoon, provocando una risata dei presenti.

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