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Turismo Dop: il Parmigiano Reggiano punta a 300mila visitatori al 2029

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Non solo export e presidio dei mercati internazionali: la nuova frontiera di sviluppo per il Parmigiano Reggiano è il turismo esperienziale. Il Consorzio della Dop ha scelto il palcoscenico del Summer Fancy Food Show di New York – dove si è presentato forte di un incremento dell’export negli Stati Uniti pari al 2,5% nei primi cinque mesi del 2026 – per tracciare, non solo le direttrici commerciali del Nord America, ma anche per raccontare le nuove ambizioni legate all’accoglienza e allo sviluppo del turismo enogastronomico nelle province dove si produce la Dop. La vera scommessa si gioca quindi sul territorio di origine, che si prepara a diventare una meta strutturata da esplorare tutto l’anno. Nasce così il progetto “Vivi Parmigiano Reggiano”, un’iniziativa che supera la concezione del formaggio esclusivamente come prodotto alimentare per abbracciare l’idea di una destinazione turistica ed esperienziale. La visione del Consorzio è declinata su un orizzonte quadriennale: l’obiettivo è triplicare gli ingressi dei visitatori diretti nei caseifici, passando dagli attuali 100.000 a 300.000 entro il 2029. Il territorio coinvolto è la zona di origine della Dop, che abbraccia le province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova alla destra del fiume Po e Bologna alla sinistra del Reno, e vanta già un bacino potenziale di circa quattro milioni di turisti all’anno.

L’iniziativa risponde alle nuove esigenze dei viaggiatori contemporanei, sempre più orientati alla ricerca di autenticità, di esperienze uniche e di un contatto diretto con i produttori. Si tratta di un percorso che vedrà l’attivazione di presidi strategici e di branding nei principali snodi di transito e di accesso della regione – tra cui stazioni ferroviarie, l’aeroporto di Bologna e le aree di servizio autostradali – per accogliere i turisti fin dal loro arrivo e guidarli direttamente verso le mete della Dop. Per intercettare questi flussi, inoltre, il debutto del progetto è accompagnato da campagne di comunicazione out of home e digital.

In quest’ottica, il Consorzio continua a supportare con forza i caseifici che intendono compiere un salto di qualità, investendo per renderli sempre più capaci di fare accoglienza al turismo internazionale. Questa evoluzione si accompagna a una strategia di presidio integrato del territorio: attraverso una rete di collaborazioni sinergiche con istituzioni ed enti locali, l’obiettivo è rendere i luoghi di produzione immediatamente riconoscibili agli occhi dei viaggiatori. Il progetto prevede infatti un’azione coordinata con alberghi, trasporti e altri centri di interesse regionali, oltre a un posizionamento mirato nei principali punti di accesso e transito, dalle stazioni ferroviarie all’aeroporto di Bologna fino alle aree di servizio autostradali. La visita in azienda – già accessibile durante tutto l’anno – viene così inserita in un circuito strutturato, diventando la porta d’ingresso ideale per esplorare in piena sinergia le eccellenze della Food Valley, i distretti della Motor Valley e il patrimonio artistico locale.

La mossa del Consorzio si inserisce in un contesto macroeconomico estremamente ricettivo per il turismo legato alle Indicazioni Geografiche. Secondo i dati elaborati dalla Fondazione Qualivita, illustrati nel 2° Rapporto Turismo DOP, l’Emilia-Romagna si conferma saldamente al terzo posto nella classifica nazionale delle regioni più attive, posizionandosi ai vertici insieme a Veneto e Toscana. Le analisi evidenziano un settore in vigorosa espansione in tutto il Paese: il Rapporto censiva infatti a livello nazionale ben 667 attività turistiche nel 2025 (+12% sull’anno precedente) e 292 eventi (+26% sul 2024). In questa cornice, i sistemi territoriali emiliani primeggiano per le filiere agroalimentari dotate di grande tradizione, per l’attrattività turistica di base e per la capacità di esprimere Consorzi dotati di una governance matura e proattiva.

Un impulso normativo decisivo per questa evoluzione è arrivato direttamente da Bruxelles. Il Regolamento europeo 2024/1143 ha infatti formalizzato un passaggio importante: ha esplicitamente riconosciuto ai Consorzi di tutela DOP e IGP un ruolo cardine nello sviluppo dei servizi turistici e nelle attività di valorizzazione del territorio. Il turismo enogastronomico, di conseguenza, cessa di essere considerato un’attività puramente collaterale per assurgere a funzione legittima e statutaria delle Indicazioni Geografiche.

«Con ’Vivi Parmigiano Reggiano’ apriamo un nuovo capitolo nella storia della nostra denominazione», ha dichiarato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio. «Vogliamo che chiunque ama il nostro formaggio possa viaggiare nelle sue terre di origine, entrare nei caseifici e scoprire che dietro a quella scaglia perfetta ci sono volti, storie e un paesaggio meraviglioso. È un progetto che crea valore aggiunto non solo per la marca, ma per l’intera comunità, dimostrando che il Parmigiano Reggiano è molto più di un prodotto: è una destinazione culturale a tutti gli effetti».

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