L’analisi

Un sistema solido che ha retto a covid, inflazione e caro energia

Secondo i dati Unioncamere, alla fine dello scorso anno il totale delle imprese attive è risultato al di sopra di 5,8 milioni

di Matteo Caroli

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In questo decennio, il sistema produttivo italiano ha mostrato un’ottima tenuta; nonostante il Covid, il biennio 2022-23 con l’inflazione al 7-8%, la crisi energetica (ancor oggi, solo sopita), e alcuni limiti strutturali tutt’altro che risolti, non solo non è regredito, ma per alcuni aspetti si è rafforzato. Questo dicono i dati Unioncamere sulla demografia delle imprese nel periodo 2016-25.

I numeri

Alla fine dello scorso anno, il totale delle imprese attive è risultato al di sopra di 5,8 milioni; un valore sostanzialmente invariato rispetto ai due anni precedenti e inferiore di solo il 3% rispetto al 2020 e anche al 2016. Ogni anno, le nascite di nuove imprese sono sempre state ben al di sopra delle 300mila unità (salvo, ovviamente, nel 2020) e nell’ultimo biennio hanno superato le 320mila. Sia come valore assoluto, sia in proporzione allo stock di imprese (poco meno del 6%), questo dato conferma il persistere in Italia di un notevole tasso di imprenditorialità, che favorisce il continuo rinnovo del tessuto di aziende nell’ambito di un sistema aziendale privato di quasi 6 milioni di imprese; più di una ogni dieci abitanti!

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E il modo in cui questo stock strutturale di aziende si è evoluto rappresenta l’altra evidenza del suo rafforzamento. Le società di capitali sono aumentate del 24%; le società di persone sono diminuite de 23% e le ditte individuali del 10 per cento. Mentre nel 2016, queste ultime erano più del doppio delle prime, oggi sono solo il 40% in più. In questi anni, il sistema è diventato molto più robusto: oggi, circa un terzo delle imprese è costituito da società con una propria personalità giuridica, un capitale investito dedicato e una governance definita; dieci anni fa, solo un quarto delle aziende aveva queste caratteristiche.

Evoluzione dell’occupazione

Questo rafforzamento trova riscontro nell’evoluzione dell’occupazione, arrivata nel 2025 a circa 19,5 milioni di persone, con un incremento del 15% rispetto al 2016; inoltre, l’83% degli occupati sono “dipendenti”, rispetto al 77% di dieci anni fa. E anche l’occupazione risulta sempre più concentrata nelle società di capitali che, nel 2025, hanno assorbito il 64% degli occupati totali, mentre nel 2015, arrivavano solo al 53% per cento

Composizione settoriale delle imprese

L’evoluzione del sistema delle imprese ha riguardato anche la sua composizione settoriale. In questi dieci anni è proseguita la tendenza all’aumento dei servizi (alla persona, alle imprese e nel turismo) e alla diminuzione nel commercio. Un andamento speculare che evidenzia come fenomeni sociali e di mercato avviati all’inizio del secolo abbiano ormai un riflesso molto consistente sul sistema produttivo. Anche il comparto manifatturiero ha subito una contrazione, dovuta soprattutto ai notevoli fattori di complessità che lo hanno riguardato e che hanno determinato un’inevitabile scrematura delle aziende, ma non il regresso strutturale dell’industria nel suo insieme. Altri dati (Ocse) evidenziano infatti che l’Italia manifatturiera rimane al secondo posto in Europa in termini di occupazione, facendo registrare negli ultimi anni un certo recupero sia del valore aggiunto, sia degli investimenti lordi.

Sul piano territoriale, il Sud ha un peso numerico che smentisce certi stereotipi; ospita, infatti, oltre il 34% del totale delle imprese; il Nord conferma la sua leadership con il 45% del totale (con la parte Centro-occidentale che è circa il 50% in più di quella orientale). Nel Centro si colloca il rimanente 20% delle aziende. Va sottolineato che se si ponderasse la numerosità delle aziende con la loro dimensione, le proporzioni cambierebbero notevolmente: ne risulterebbe un ulteriore rafforzamento del Nord, la crescita del Centro e un ridimensionamento del Sud.

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