UniCredit al 42% di Commerzbank
Mediobanca calcola il peso della banca italiana nel capitale del gruppo tedesco al netto delle azioni proprie
di Luca Davi
3' di lettura
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All’assemblea odierna di Commerzbank, UniCredit non c’è. Ma, nel frattempo, la banca di piazza Gae Aulenti sta accumulando posizioni sul mercato che ormai la proiettano sempre più vicina al controllo dell’istituto tedesco. I numeri, messi in fila ieri da un report di Mediobanca, evidenziano come il gruppo guidato da Andrea Orcel detenga il 26,77% del capitale e dei diritti di voto della banca di Francoforte, a cui si aggiunge un 3,22% tramite derivati con opzione di consegna fisica delle azioni e un ulteriore 10,70% tramite derivati regolati per cassa, pari all’11,16% escludendo le azioni proprie, in aumento dall’8,88% dell’ultima comunicazione. La banca italiana è quindi ora potenzialmente arrivata a circa il 40,7% del capitale, ovvero circa il 42% al netto delle azioni proprie. La soglia del 50% più un’azione, necessaria per il controllo assoluto, «si avvicina sempre di più», spiegavano ieri gli analisti di piazzetta Cuccia. «Oggi sarebbe sufficiente che gli azionisti apportassero all’offerta un ulteriore 8-9% del capitale», mentre la probabilità che il gruppo milanese «riesca a raggiungere il controllo con l’offerta attuale è in aumento».
Pur con questi numeri - e forse proprio per questi numeri - piazza Gae Aulenti ha deciso di tenersi lontana dall’appuntamento che oggi chiama a raccolta a Wiesbaden i soci della seconda banca tedesca. Come riportato ieri da Bloomberg, l’istituto italiano non ha infatti registrato entro la scadenza del 13 maggio le azioni detenute in portafoglio e quindi non prenderà parte all’assise. Nessun commento ufficiale da parte del gruppo. Ma è evidente che la mossa della banca guidata da Orcel, di gran lunga primo azionista della rivale tedesca, è tutto tranne che casuale. Già lo scorso anno, del resto, il gruppo milanese non aveva partecipato all’assemblea per motivi di opportunità. Questa volta, però, la scelta sembrerebbe legata a un mix di ragioni.
Con l’Ops in corso e le tensioni alle stelle con il management della banca di Francoforte, che si è espresso duramente contro l’avanzata italiana, la scelta è di evitare uno scontro in assemblea, come qualcuno invece immaginava in Germania. Una partecipazione all’assise avrebbe messo il primo azionista in una posizione destinata a esacerbare gli animi: un voto contrario al bilancio - peraltro positivo - sarebbe stato difficile da giustificare, mentre un voto favorevole sarebbe stato incoerente con il percorso avviato e con le critiche alla strategia “Momentum 2030” varata dalla ceo Bettina Orlopp.
Ci sarebbero però anche motivi tecnici. Con una partecipazione così rilevante, la presenza al voto potrebbe aumentare il rischio che la banca italiana venga considerata in controllo della preda anche senza detenere oltre il 50%, con il rischio di conseguente consolidamento della partecipazione e un impatto patrimoniale rilevante, soprattutto se la partecipazione assembleare dovesse essere bassa. Lo scorso anno solo il 49,65% degli azionisti con diritto di voto era presente all’assemblea. Quest’anno le cose però potrebbero andare diversamente, perché la mobilitazione dei vertici tedeschi è stata forte e l’affluenza è attesa sostenuta.
Resta il fatto che la decisione di rimanere alla finestra lascia anche mani libere al gruppo italiano per rispondere alle dichiarazioni diffuse nei giorni scorsi dai vertici della banca tedesca, che hanno bocciato senza appello e nella sua totalità l’Ops. In una dichiarazione formale congiunta, il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza hanno raccomandato agli azionisti di «non accettare l’offerta di scambio di UniCredit», definendola «un tentativo opportunistico di acquisire il controllo». Parole forti, con cui Orcel e il suo team dovranno fare i conti in una risposta netta che potrebbe arrivare tra oggi e domani.


