«Novecento» di Bertolucci usciva 50 anni fa: viaggio nell’Emilia (rossa e nera)
Dopo la mostra di Parma, i set del film con De Niro e Depardieu sono mete turistiche. Tra Roncole di Busseto e Guastalla
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Certi film non finiscono mai. In senso lato, e non solo: è il caso di Novecento, capolavoro politico di Berdardo Bertolucci sul secolo breve uscito mezzo secolo fa. Infinita è la durata della pellicola: i suoi due atti, distribuiti a due settimane di distanza nel settembre del 1976 (il 3 e il 23 settembre), misurano insieme 320 minuti.
Chiedilo al Sole
Infinita è l’ambizione del regista. Anzi: Autore. Solo così puoi definire un signore di 35 anni che prende le vite parallele di due ragazzi nati lo stesso giorno del 1901 nello stesso podere della Bassa Padana - un ricco borghese e un proletario di padre ignoto - e le trasforma nella metafora perfetta della lotta di classe. Tra fine della Belle Epoque, Grande Guerra, i primi scioperi agrari, l’ascesa del fascismo e la Resistenza, culminata sotto il sole del 25 aprile.
Infinito, per l’epoca, era il budget della co-produzione Italia-Francia-Germania-Usa con la 20th Century Fox seduta a capotavola: 4 miliardi di vecchie lire, il doppio dell’importo che era servito al Napoli per strappare al Bologna il bomber Beppe Savoldi, in quello che fino a quel momento era il colpo di calciomercato più costoso di tutti i tempi. In Novecento, d’altra parte, c’erano fuoriclasse del calibro di Robert De Niro, reduce dal Padrino Parte II, e l’icona della Nouvelle Vague Gerard Depardieu, Dominique Sanda e Stefania Sandrelli, Burt Lancaster e Donald Sutherland, la fotografia di Vittorio Storaro e le musiche di Ennio Morricone. E ci fermiamo qui, per quanto potremmo continuare ancora a lungo.
Ma il Novecento di Bertolucci è «infinito» soprattutto perché ci parla ancora: parla di diritti dei lavoratori nel Paese in cui chi si oppone al caporalato viene bruciato vivo; dell’avvento del rastrello meccanico nell’epoca in cui l’intelligenza artificiale minaccia di spazzare via milioni di posti di lavoro; della scorciatoia autocratica che da abbondanti cent’anni tenta il Capitale. Insomma: anniversario o meno, c’è più di un motivo per tornare a Novecento. A cominciare dalla visione del film: i due atti sono disponibili in streaming su Prime Video nella sezione pay «C’era una volta... Channel».
La mostra di Parma
A Parma poi, nel Palazzo del Governatore, fino al 26 luglio si è tenuta «Bernardo Bertolucci. Il Novecento», ricchissima mostra a cura di Gabriele Pedullà che si concentrava sul making of del film allargando il discorso alla Storia (con la maiuscola) e alle storie (con la minuscola) che racconta. Le lotte contadine di inizio Novecento rivivevano innanzitutto attraverso Il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo (l’iconica massa proletaria in marcia che Bertolucci volle nei titoli) riproposta nella copia contemporanea di Taner Ceylan. Ma c’era anche un Pellizza autentico (La vecchia nella stalla, 1904-05), come c’erano le copertine della Domenica del Corriere sulla repressione dei primi scioperi agrari.














