Salute

Ebola, Pregliasco: non esiste rischio zero

Per il virologo “l’innalzamento del livello di rischio nazionale da parte dell’Oms per il virus Bundibugyo Ebola rappresenta un segnale importante, soprattutto in un contesto caratterizzato da instabilità politica, violenze, difficoltà sanitarie e movimenti di popolazione”

aggiornato il 24 maggio 2026, ore 10:25

Il 21 maggio 2026, a Rwampara, nei pressi di Bunia, nella provincia di Ituri (Repubblica democratica del Congo), gli operatori sanitari congolesi accolgono un paziente all'Ospedale Generale di Rwampara, mentre le autorità intensificano gli sforzi per contenere un nuovo focolaio di Ebola causato dal ceppo Bundibugyo. REUTERS/Stringer REUTERS

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La situazione epidemiologica nella Repubblica democratica del Congo (RDC) merita la massima attenzione da parte della comunità internazionale. L’innalzamento del livello di rischio nazionale da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per il virus Bundibugyo Ebola rappresenta un segnale importante, soprattutto in un contesto caratterizzato da instabilità politica, violenze, difficoltà sanitarie e movimenti di popolazione”.

Lo dichiara il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di Anpas e vice presidente di Samaritan International, commenta l’annuncio dell’Oms che ha alzato al massimo il livello di rischio epidemico nella RDC per il virus Bundibugyo Ebola.

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Il rischio zero non esiste

“È corretto essere chiari con i cittadini: in un mondo globalizzato non esiste il rischio zero. La possibilità di casi importati anche in Europa non può essere esclusa completamente.

Tuttavia, è altrettanto importante ribadire che oggi non vi sono elementi che facciano pensare a una diffusione epidemica incontrollata nel nostro Paese o in Europa.

 L’Ebola non è un virus a trasmissione aerea come influenza o Covid-19. La trasmissione avviene attraverso contatti stretti con fluidi biologici infetti.

Questo consente, nei sistemi sanitari avanzati, un controllo molto più efficace tramite isolamento, dispositivi di protezione, tracciamento e protocolli infettivologici consolidati”.

Solidarietà globale e prevenzione

“L’Italia dispone di competenze scientifiche, reti di sorveglianza e strutture specialistiche in grado di affrontare eventuali casi sospetti. Occorre quindi mantenere alta la vigilanza sanitaria senza alimentare paure ingiustificate.

La vera sfida oggi è sostenere concretamente la RDC e le aree colpite, rafforzando la cooperazione internazionale, la risposta sanitaria sul campo e la tutela delle popolazioni più fragili. Le epidemie si combattono prima di tutto nei territori dove nascono, con solidarietà globale, prevenzione e investimenti nella salute pubblica”, conclude Pregliasco.

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