Dopo il vertice

Trump apre a Xi su Taiwan: «No indipendenza». Cnn: verso nuovi attacchi all’Iran

Il presidente americano parla al termine del summit che ha portato al disgelo con Pechino. Taipei reagisce: «Politica di Washington invariata»

Aggiornato il 16 maggio 2026, ore 08:38

Il presidente degli Stati Uniti Donald durante la sua missione diplomatica a Pechno, alla corte del leader Xi Jinping via REUTERS

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Torna la tensione su Taiwan. «Non voglio che qualcuno dichiari l’indipendenza e che gli Usa debbano percorrere 15mila chilometri per andare in guerra», ha detto Donald Trump, dopo il summit con Xi a Pechino, negando poi che l’avvertimento di Xi su Taiwan fosse una «minaccia» agli Usa. Ma Taipei rivendica la propria indipendenza e rincara: «La vendita di armi rientra negli impegni di sicurezza degli Usa, la politica di Washington rimane invariata». Il presidente americano è tornato a parlare anche di Iran. Secondo la Cnn, che ha sentito fonti informate sui fatti, non sarebbe mai stato così vicino, dall’inizio del cessate il fuoco, a riprendere gli attacchi. La «due giorni» ha portato al disgelo diplomatico, ma non alla svolta auspicata.

Il presidente cinese Xi Jinping effettuerà una visita di Stato negli Usa nell’autunno del 2026, «su invito del presidente americano Donald Trump». Lo ha confermato il ministro degli affari Esteri cinese, Wang Yi, secondo quanto riferito dall’agenzia statale Xinhua.

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Nei prossimi giorni inoltre, e in particolare il 20 maggio, Il leader russo Vladimir Putin dovrebbe recarsi in Cina. Lo riporta il South China Morning Post, dando conto di una mossa che va a confermare il ruolo centrale di Pechino nei rapporti tra grandi potenze e il legame stretto del leader cinese con quello russo. La visita del capo del Cremlino, qualora andasse in porto, sarà di un solo giorno, come «tappa di routine nelle relazioni tra Russia e Cina», in base a fonti anonime, secondo cui «è improbabile che l’evento preveda cerimonie elaborate, come ad esempio una parata».

Trump: «Non voglio che Taiwan dichiari l’indipendenza e si scateni una guerra»

In una intervista a Fox News a proposito di Taiwan, il presidente Usa ha detto: «Non voglio che qualcuno dichiari l’indipendenza e che gli Usa debbano percorrere 15.000 chilometri per andare in guerra». «Non è cambiato nulla» nella politica degli Stati uniti verso Taiwan. «Voglio che si calmino. Voglio che la Cina si calmi», ha detto Trump che poi non si è voluto impegnare formalmente sulla questione della vendita di armi a Taipei. «Potrei farlo. Potrei non farlo», ha dichiarato alla Fox Bret Baier «Non vogliamo scatenare guerre. Se si mantenesse lo status quo, credo che la Cina non avrebbe nulla da obiettare. Ma non vogliamo che qualcuno si senta autorizzato a dire: ’Dichiariamo l’indipendenza, tanto gli Stati Uniti ci coprono le spalle’», ha insistito.

In precedenza Trump aveva evitato di rispondere in modo diretto a una domanda sulla possibile difesa di Taiwan in caso di attacco da parte della Cina. Lo ha fatto parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, di ritorno da Pechino dopo l’incontro con il presidente cinese Xi Jinping. «Non voglio dirlo. Non lo dirò», ha affermato Trump. Il presidente americano ha aggiunto che la stessa domanda gli sarebbe stata posta da Xi Jinping durante i colloqui: «Mi ha chiesto la stessa cosa oggi. Ho risposto: ’Non parlo di queste cose’». Trump ha poi ribadito di non voler chiarire la posizione degli Stati Uniti: «Non voglio dirlo. C’è solo una persona che lo sa. Sapete chi è? Io».

Il presidente Usa ha inoltre anche parlato dei suoi incontri con il leader cinese in altre circostanze. Con Xi Jinping «ci incontreremo quattro volte, quest’anno. Vuole venire al G20 di Doral», ha precisato Trump a proposito del vertice che si terrà in Florida a metà dicembre. «E io cercherò» di partecipare all’Apec in Cina.

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Ministro degli Esteri cinese: Trump comprende nostra posizione su Taiwan

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha affermato che Pechino ritiene che il presidente Donald Trump «comprenda» la posizione della Cina su Taiwan. «Durante l’incontro abbiamo avuto la sensazione che la parte statunitense comprenda la posizione della Cina e attribuisca importanza alle preoccupazioni cinesi e, come la comunità internazionale, non sostenga né accetti l’indipendenza di Taiwan», ha dichiarato Wang ai media statali cinesi, secondo quanto riportato dalla Cnn. «La questione di Taiwan è la questione più importante nelle relazioni sino-americane; influenza la situazione nel suo complesso», ha ribadito Wang. «Ci auguriamo che la parte statunitense rispetti il principio di una sola Cina e i tre comunicati congiunti sino-americani e adempia ai propri obblighi internazionali».

Inoltre, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha definito la declinazione cinese della formula «relazione strategica costruttiva e stabile tra Cina e Stati Uniti» raggiunta tra il presidente americano Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping, affermando che «dovrebbe trattarsi di una relazione positiva e stabile, basata sulla cooperazione, che rafforzi continuamente la solidità dei rapporti sino-americani attraverso scambi e collaborazione».

«Essendo le due maggiori economie mondiali, Cina e Stati Uniti sono interdipendenti; nessuno dei due può fare a meno dell’altro. La cooperazione avvantaggia entrambe le parti, mentre il confronto le danneggia entrambe. Il confronto sarebbe disastroso per entrambi i paesi e per il mondo intero, mentre la cooperazione può realizzare grandi cose che giovano a entrambi e al mondo», ha illustrato Wang. «Dovrebbe trattarsi di una competizione sana e stabile, improntata alla moderazione, non di un gioco a somma zero in cui una parte vince e l’altra perde», ha osservato il ministro degli Esteri cinese.

«La competizione tra le grandi potenze non sorprende, ma non può definire l’intera dinamica delle relazioni sino-americane. Anche in presenza di competizione tra Cina e Stati Uniti, questa dovrebbe essere sana, basata sull’apprendimento reciproco, positiva, in cui entrambe le parti si impegnano a migliorare, e leale, nel rispetto delle regole. Lo scopo della competizione è che entrambe le parti diventino versioni migliori di se stesse», ha aggiunto Wang.

«Questo dovrebbe essere uno stato di disaccordo stabile e gestibile, non un’altalena di oscillazioni. Entrambe le parti dovrebbero mantenere la continuità e la stabilità delle proprie politiche, soprattutto onorando gli impegni presi e procedendo costantemente nella stessa direzione, in modo da garantire maggiore certezza al rispettivo sviluppo e alla situazione internazionale, alimentando aspettative positive per la cooperazione tra Cina e Stati Uniti», ha proseguito il ministro cinese, secondo quanto riporta l’agenzia cinese Xinhua.

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