Corte di Giustizia Ue

Youtube, la Corte Ue: Google può rispondere dei video dei creator partner

Con partnership commerciale e condivisione dei ricavi no a scudo per hosting provider neutrali. Google: «Delusi, sosterremo le nostre argomentazioni»

  EPA/ADAM VAUGHAN EPA

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La neutralità dell’hosting provider si arresta dove iniziano selezione dei contenuti, controllo del canale e condivisione dei ricavi.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Responsabilità del provider

Con una sentenza destinata a incidere sul perimetro di responsabilità delle grandi piattaforme digitali, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che Google può essere chiamata a rispondere dei video pubblicati su Youtube da un creator con il quale abbia concluso una partnership commerciale, quando il gestore della piattaforma non si limita a un ruolo tecnico ma acquisisce una conoscenza concreta dei contenuti.

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È il principio fissato dalla Corte di giustizia Ue nella causa C-421/24, nata dalla sanzione da 750mila euro inflitta nel 2022 dall’Agcom a Google Ireland per 630 video che promuovevano su YouTube giochi e scommesse online, in violazione del decreto Dignità.

L’orientamento della Corte Ue

La Corte distingue nettamente due piani. Da un lato conferma che l’attività di hosting di video resta soggetta alla direttiva sul commercio elettronico anche quando i contenuti riguardano pubblicità di giochi d’azzardo; dall’altro precisa che l’esenzione di responsabilità prevista dall’articolo 14 non opera se la piattaforma assume un ruolo attivo. Ciò accade quando, per concludere o gestire un accordo commerciale con il creator, esamina il tema del canale, i video più visti o recenti e i relativi metadati, acquisendo così una conoscenza del contenuto incompatibile con la figura dell’intermediario neutrale.

La posizione di Agcom

Per Massimiliano Capitanio, commissario Agcom, la sentenza afferma che Google «può essere chiamata a rispondere dei video pubblicati su Youtube quando non si limita a ospitarli ma li seleziona, controlla e monetizza». Una conclusione che il commissario sintetizza parlando di «responsabilità editoriale».

La reazione di Google

Google, dal canto suo, annuncia che proseguirà il contenzioso davanti ai giudici italiani. «Siamo delusi dalla decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea, su cui avremo bisogno di ulteriore chiarezza. Sosterremo le nostre argomentazioni davanti al Consiglio di Stato», ha dichiarato un portavoce della società. Sarà ora il Consiglio di Stato, alla luce dei principi fissati dalla Corte di Lussemburgo, a decidere nel merito della controversia tra l’Autorità e il gruppo di Mountain View.

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