Altruisti si nasce o si diventa?
Uno studio mette in evidenza la natura spontanea e non appresa della straordinaria socialità umana
di Vittorio Pelligra
7' di lettura
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Il video è in bassa risoluzione. Un’inquadratura fissa mostra una donna in un angolo della stanza seduta su una sedia. Accanto a lei un bimbo piccolissimo che sta in piedi in un equilibrio precario. Nel lato opposto della stanza un armadietto a due ante, chiuso. Dopo poco, dal lato destro dell’inquadratura entra un giovane alto, trasporta una pila di libri con entrambe le braccia. Arriva davanti all’armadietto e sbatte contro le ante. Sembra in difficoltà. Passano pochi secondi e il bimbo – scopriremo poi di soli 18 mesi d’età – si avvia barcollante ma spedito verso l’armadio.
Durante tutto il tragitto non smette di fissare il ragazzo negli occhi. Si ferma davanti a lui, con entrambe le mani apre le due ante dell’armadietto, fa un passo indietro e guarda nuovamente dritto negli occhi il ragazzo: «Ora puoi mettere a posto i tuoi libri», sembra dire con lo sguardo il piccolo.
L’esperimento sulla disposizione all’«aiuto strumentale»
Il video riprende una sessione di un famoso esperimento condotto qualche anno fa da Michael Tomasello e Felix Warneken, entrambi psicologi del Dipartimento di psicologia comparata dello sviluppo al Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology (Warneken è il ragazzo dei libri che appare nel video). Esistono numerosi studi che dimostrano come i bambini, anche molto piccoli, si preoccupino empaticamente per gli altri in difficoltà e altri che trovano che i bambini, già in età prescolare e persino i neonati, provano a rispondere ai bisogni emotivi degli altri, ad esempio confortando qualcuno che piange; lo studio di Tomasello e Warneken, pubblicato nel 2006 su “Science”, è il primo a mostrare sperimentalmente come anche bambini molto piccoli siano disposti a comportamenti di “aiuto strumentale”. Comportamenti che forniscono aiuto a persone che si trovano ad affrontare un problema e non sono in grado da soli di raggiungere il loro obiettivo.
Questo studio pionieristico è così importante perché, a dispetto del semplice gesto di aprire le ante dell’armadio, mette in evidenza la natura spontanea e non appresa della straordinaria socialità umana. Quello di aiuto è un comportamento estremamente interessante sia dal punto di vista cognitivo che da quello motivazionale. Per essere in grado di aiutare qualcuno, infatti, dobbiamo essere in grado di comprendere le sue intenzioni, le sue credenze, i suoi obiettivi e gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento dei suoi fini.
Il bambino del video, 18 mesi di età, apparentemente disinteressato alla scena che sta avvenendo davanti ai suoi occhi, in realtà compie operazioni cognitivamente estremamente sofisticate. Si mette nei panni del ragazzo, comprende che il suo obiettivo è quello di riporre i libri all’interno dell’armadio, capisce anche che avendo entrambe le mani occupate non riesce ad aprire le ante e che, senza questo passaggio, raggiungere il suo fine è impossibile; da ultimo il bimbo comprende cosa lui può fare per aiutare l’altro a finalizzare il suo piano: aprire le ante.







