L’homo economicus è un darwinista ingenuo e la sua ideologia è contagiosa
Perchè il principio comportamentale del self-interest, dell'auto-interesse, rimane, almeno in economia, il principio guida
di Vittorio Pelligra
8' di lettura
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I risultati più recenti dell'economia comportamentale, ma anche dell'antropologia culturale e delle neuroscienze sociali concordano nel descrivere il comportamento umano come essenzialmente “vacillante”. Le nostre motivazioni non sembrano tanto essere incondizionali, cioè puramente autointeressate o puramente altruistiche. Sembra piuttosto che siamo mossi da motivazioni condizionali, che ci fanno propendere ora verso un atteggiamento egoistico ora, invece, per uno più prosociale, in base a fattori esterni che vanno dal comportamento di coloro con i quali stiamo interagendo o che formano per noi il gruppo di riferimento, al tipo di schema relazionale nella quale siano inseriti, fino alla cultura dominante che segnala quali sono le norme sociali più largamente approvate.
Eppure, nonostante questa comprensione piuttosto sofisticata della struttura motivazionale il principio comportamentale del self-interest, dell'auto-interesse, rimane, almeno in economia, il principio guida. Per dirla Francis Ysidro Edgeworth: “Il principio primo dell'economia è quello secondo cui gli agenti sono mossi esclusivamente dal loro interesse personale” (Mathematical Psychics, 1881, p.16). Abbiamo visto nei due precedenti appuntamenti con Mind the Economy, alcune delle ragioni che spiegano questa pervicace ostinazione nell'assumere il concetto di self-interest come pietra angolare dei modelli teorici e del modo di ragionare di gran parte degli economisti. Oggi termineremo questa rassegna analizzando gli ultimi tre elementi presenti nella nostra personale lista.
Il primo ha a che fare con l'esistenza di una stretta correlazione tra le sanzioni interne e le sanzioni esterne. Le sanzioni esterne sono quelle che puniscono le violazioni a norme formali – leggi e regolamenti – che generalmente hanno come finalità ultima quella di favorire il coordinamento, la cooperazione e la protezione dei nostri legittimi interessi. Possiamo affermare che, in generale, le nostre norme legali sono strutturate per premiare le azioni che aiutano gli altri e per punire le azioni che, al contrario, li danneggiano. Il divieto dell'omicidio, del furto, delle lesioni, della calunnia, per esempio, e l'obbligo al pagamento delle tasse, l'obbligo scolastico, la tutela dell'ambiente, etc. Pensiamo, un attimo, al processo di produzione dei beni pubblici. Alcuni sono prodotti volontariamente attraverso, per esempio, la donazione volontaria del sangue o le donazioni monetarie ad associazioni che supportano la ricerca medica di base; gesti che vengono considerati altamente altruistici; altri beni pubblici, invece, la scuola pubblica, la tutela della sicurezza personale, l'assistenza sanitaria, vengono prodotti attraverso prelievi obbligatori: l'imposizione fiscale.
Così come molti di noi sono disposti a donare il sangue volontariamente, ancora di più, immagino, sarebbero disposti a finanziare privatamente e volontariamente la scuola se questo fosse l'unico mezzo per produrre quel servizio per i nostri figli, in assenza di un sistema fiscale centralizzato. Il fatto, però, che le tasse siano obbligatorie nasconde questo altruismo che rimane solo potenziale. Analogamente ci freniamo dal sottrarre qualcosa dal supermercato solo perché ci sono le telecamere e perché rischieremmo una sanzione o perché riteniamo sia intrinsecamente sbagliato rubare? La semplice osservazione esterna del nostro comportamento non consente di rispondere a questa domanda e quindi la nostra eventuale dirittura morale e rispetto per gli interessi degli altri rimangono invisibili. Un medico che cura con amorevole perizia un malato lo fa per vocazione o perché ha paura di una eventuale causa per negligenza? Un insegnante che si impegna sul lavoro? Un impiegato dell'ufficio anagrafe che è gentile ed efficiente con gli utenti? Spesso le norme legali creano incentivi materiali che promuovono comportamenti prosociali, molti dei quali, però, si sarebbero osservati anche in assenza di norme sanzionatorie.
Questa correlazione tra norme esterne e norme interne può far emergere la convinzione che sia l'obbligo di legge e la paura delle sanzioni e non, piuttosto, la coscienza individuale a farci comportare in un certo modo. Come sottolinea acutamente Jane Mansbridge, al riguardo: “Sottovalutiamo seriamente la frequenza dell'altruismo quando, avendo progettato le nostre vite per far coincidere l'interesse personale e l'altruismo, interpretiamo tale coincidenza come una dimostrazione della pervasività dell'interesse personale piuttosto che dell'altruismo” (Beyond Self-Interest. Chicago University Press, 1990).







