Caldo estremo, cuore a rischio: il 70% delle morti per cause cardiovascolari
Le ondate di calore vanno considerate un fattore di rischio modificabile come ipertensione arteriosa, diabete e fumo: ecco le regole della Climate Cardiology
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Purtroppo, le ondate di calore non sono più un’emergenza episodica, ma una condizione con cui il sistema sanitario deve e dovrà fare i conti sempre più spesso. Il cambiamento climatico, prima ancora che una questione ambientale, a oggi potrebbe essere considerata una questione cardiovascolare. Non a caso la comunità scientifica internazionale ha iniziato a parlare di “Climate Cardiology”: la disciplina che studia gli effetti del clima su cuore e vasi sanguigni, per costruire nuove strategie di prevenzione.
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I dati
Dal punto di vista epidemiologico, le evidenze ci portano a notare di come, nei giorni di caldo estremo aumentano sia gli accessi al Pronto Soccorso che i ricoveri e la mortalità per cause cardiovascolari. Infatti, gli stessi studi epidemiologici ci dimostrano che oltre il 70% dei decessi correlati alle ondate di calore è attribuibile a cause cardiovascolari, rendendo così il cuore uno dei principali organi bersaglio del caldo estremo.
La spiegazione è fisiologica. Per disperdere il calore, si nota la cosiddetta vasodilatazione con l’incremento della sudorazione: il cuore deve lavorare di più per garantire un’adeguata perfusione, mentre la perdita di liquidi può causare disidratazione, ipotensione e squilibri elettrolitici.
Stress test naturale
Nei soggetti giovani questi meccanismi sono meglio compensati, mentre, nei pazienti con una malattia cardiovascolare cronica, oppure negli anziani, si nota, invece, un equilibrio fragile che facilmente si scompensa.
Le più recenti evidenza suggeriscono che il caldo non rappresenta solo uno stress ambientale, ma un vero e proprio “cardiovascular stress test naturale”. Infatti, l’aumento della temperatura attiva simultaneamente meccanismi emodinamici, neuroendocrini, infiammatori e trombotici che, nei soggetti vulnerabili, possono trasformare una condizione cronica stabile in un evento acuto.







