Eurispes: «Più di 6 su 10 non arrivano a fine mese. Il 10% più ricco detiene il 59,9% della ricchezza»
Il presidente Fara: «l’Italia del 2026 è un Paese che si trova dinanzi a una costellazione di crisi che non sono emergenze da gestire con il metodo del rattoppo, ma nodi che, se non sciolti, rischiano di stringerci in una morsa irreversibile»
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I punti chiave
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Sei italiani su 10 (62,1%) arrivano a fine mese con fatica e, per riuscirci, circa un terzo della popolazione deve usare i risparmi accumulati. A rivelarlo è la 38ª edizione del Rapporto Italia dell’Eurispes, da cui emerge una situazione economica «segnata da fragilità diffusa». Oltre il 45% delle famiglie, infatti, afferma di avere difficoltà nell’affrontare il pagamento del canone d’affitto. Seguono le utenze con il 28,7%, il mutuo con il 27,2% e le spese mediche con il 25,5 per cento.
Il rapporto mostra poi un Paese attraversato da marcate disuguaglianze: dall’indagine risulta che il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera appena il 7,4 per cento. Eurispes segnala anche che nel 2024 il patrimonio dei 71 miliardari italiani è cresciuto di circa 61,1 miliardi di euro, per una cifra complessiva di oltre 270 miliardi.
Il futuro dell’economia
Le previsioni dei cittadini sull’andamento dell’economia del Paese rivelano una forte sfiducia nel futuro. Quasi la metà degli italiani (47,8%) ritiene che nei prossimi dodici mesi la situazione economica peggiorerà. Il dato è in aumento del 10% rispetto al 2025.
Nonostante ciò, oltre il 42% afferma che la propria situazione economica personale e familiare è rimasta sostanzialmente invariata rispetto allo scorso anno, anche se solo un italiano su dieci ha sperimentato un miglioramento.
Per fare fronte alle difficoltà, il 60,2% dichiara di rinviare anche acquisti considerati necessari, mentre il 54,1% riduce le uscite fuori casa e il 52,1% i viaggi e le vacanze. Ma anche le cure mediche vengono accantonate per risparmiare: il 34,6% rinuncia ai controlli medici periodici (dato in aumento rispetto al 27,2% registrato nel 2025), il 32,1% alle cure odontoiatriche e circa il 23% alle visite specialistiche.







