I furti tra conviventi sono punibili. Esimente valida solo per coniugi e unioni civili
La disparità di trattamento è giustificata dal fatto che la convivenza è priva dei caratteri di certezza e stabilità propri del matrimonio
di Patrizia Maciocchi
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Molti passi avanti sono stati fatti nell'equiparare la convivenza al matrimonio. Ma la parità di trattamento non riguarda il furto a danno del compagno o della compagna, che resta punibile, a differenza di quello messo in atto a danno di uno dei coniugi o del componente della coppia unita civilmente. La Cassazione ha così respinto il ricorso di un uomo che aveva pensato di appropriarsi degli pneumatici estivi di proprietà della sua convivente more uxorio, custoditi nel garage di casa.
Quando si applica l’esimente
La difesa senza successo ha ricordato ai giudici che, nella stessa situazione, un marito non sarebbe stato punito grazie all'articolo 649 del Codice penale, che avrebbe permesso al coniuge di restare impunito, nel caso di un delitto contro il patrimonio come il furto. La Suprema corte spiega però che la norma invocata, visto il suo carattere eccezionale, può essere applicata solo ai rapporti familiari tipizzati dal legislatore. Vale dunque nel caso di coppie unite civilmente, dopo l'introduzione della legge Cirinnà, ma non per quelle di fatto, in assenza di un intervento ad hoc del legislatore.
Una disparità di trattamento che non risulta in contrasto con la Costituzione, visto che la stessa Consulta, in più occasioni, ha chiarito che la convivenza di fatto non è dotata dei caratteri di certezza e tendenziale stabilità propri del vincolo coniugale o dell'unione civile. Ma dove non arriva la legge o la giurisprudenza arriva forse l'amore perché, nel caso esaminato, l'uomo evita la condanna per furto grazie alla sua compagna, che rimette la querela.







