Usa

Ipo di AI verso Wall Street: tutti a caccia di 4mila miliardi

La vittoria di OpenAi nella causa contro Musk riapre la stagione delle grandi quotazioni: in arrivo 12 matricole, per il 92% legate a AI. Mentre cresce il dibattito sui rischi

di Marco Valsania

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L’era degli “hectocorns” e dei “kilocorns” nell’intelligenza artificiale è alle porte di Wall Street e gonfia le sue ambizioni di continui record nonostante i rischi. Capitanata, appunto, da una specie che ha sostituito i magici e ormai modesti unicorni del passato con ettocorni, startup dalle mega-valutazioni superiori ai cento miliardi di dollari, e chilocorni, sopra i mille miliardi. Esemplari che nei prossimi dodici mesi, tra il 2026 e gli inizi del 2027, promettono di arrivare sui parterre del mercato con una valutazione collettiva che supera di slancio i quattromila miliardi.

La piattaforma specializzata Ai Funding Tracker, nata per seguire le avventure finanziarie dei protagonisti della nuova frontiera hi-tech, stima che ben il 92% della dozzina di collocamenti iniziali più attesi sia oggi legato all’artificial intelligence, sancendo il suo dominio assoluto nei debutti in Borsa dell’anno in corso.

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La matematica dell’ottimismo è in realtà facile, dato che la cifra totale di migliaia di miliardi viene raggiunta sulla carta già sommando solo tre colossi, a cominciare da Space X di Elon Musk. A fianco del business dei razzi in orbita ha assorbito la xAi dello stesso patron di Tesla e si avvicina ai duemila miliardi di valore. Ha già depositato alla Sec la documentazione necessaria S-1 in via confidenziale per uno sbarco al Nasdaq il 12 giugno che vuole raccogliere 75-80 miliardi, un bottino senza precedenti. E che sarà un vero e proprio test dell’appetito dei mercati, battistrada della pipeline di collocamenti.

All’orizzonte si profila poi OpenAi, con il cammino verso il collocamento spianato da una vittoria in tribunale proprio contro Musk, il quale aveva accusato il suo Ceo e rivale personale Sam Altman di aver ingannato gli investitori. OpenAi conta di tagliare il traguardo dei mille miliardi di valore (al momento viaggia sugli 852) per arrivare sul mercato tra fine anno e il 2027. Obiettivo di mille e più miliardi di valuation ha infine la terza firma, Anthropic, già attorno ai 950 miliardi. Potrebbe battere OpenAi nei tempi dell’Ipo, dando appuntamento fin da ottobre, grazie a un’ascesa tra gli investitori e nell’innovazione (e anche al vanto di comportamenti più prudenti ed etici).

Altri nomi che potrebbero presto presentarsi in Borsa, finora senza date stabilite, comprendono Databricks, gigante nella Ai analytics, con una valutazione da 134 miliardi dopo un giro di raccolta fondi a inizio anno. In gioco è anche Anduril Industries, nella Ai per la difesa, a sua volta reduce da una raccolta di capitali che ne ha raddoppiato il valore a più di 60 miliardi.

Se la corsa in Borsa, in assenza di shock, appare ai blocchi di partenza, diverso è sapere rispetterà in futuro le promesse. Preoccupazioni e polemiche aumentano, sulle colossali spese e gli interrogativi su redditività e governance delle aziende, come sulle ripercussioni sociali in un clima di deregulation. La conclusione di un’inchiesta del Wall Street Journal è rivelatrice: più rapidamente dell’industria di Ai cresce la reazione negativa degli americani, tra proteste che zittiscono guru tech nelle università e rivolte contro la costruzione di immensi data center (48, pari a investimenti di 156 miliardi, sono stati bloccati o rinviati l’anno scorso). Nei sondaggi ben il 75% afferma che il governo non fa abbastanza per controllare Ai.

Critici e Cassandre si contano negli stessi ranghi della finanza, seguaci del credo che al boom seguirà un epico bust: Michael Berry, salito alla ribalta per il Big Short, l’azzeccata scommessa sul crack della finanza per i mutui subprime, evoca paralleli con gli eccessi di Internet.

In Borsa si sono tuttavia già celebrati successi di rilievo considerati al momento di buon auspicio. Cerebras Systems, nei chip per Ai, è sbarcata il 14 maggio a 185 dollari per azione, stracciando l’iniziale prezzo di 150-160 dollari sull’onda di una forte domanda. Nella prima seduta ha guadagnato il 68% e da allora ha mantenuto una capitalizzazione di mercato stimata attorno ai cento miliardi. I 5,5 miliardi che ha rastrellato con l’Ipo le sono valsi il primo posto, forse provvisorio, nella classifica dei collocamenti del 2026.

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