L’altruismo fragile e la nascita delle istituzioni di garanzia
Sono molti a credere che l’esistenza di un meccanismo di punizione decentralizzata tra pari possa essere la chiave per favorire la cooperazione all’interno dei gruppi sociali
di Vittorio Pelligra
4' di lettura
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Quando un gruppo riesce a cooperare si ottengono, generalmente, risultati che singolarmente i suoi membri non sarebbero riusciti a raggiungere. Questi risultati hanno la natura di un bene pubblico, perché, allo stesso tempo tutti ne vorrebbero di più, ma, potendo, eviterebbero volentieri il costo legato alla loro produzione. Ecco perché la cooperazione è sempre minacciata dal fenomeno del free-riding, dal comportamento opportunistico. C’è sempre qualcuno che ragiona così: “Voi fate la vostra parte che io mi godo i benefici”.
Questa stessa logica che spiega, tra le altre cose, perché la maggior parte dei beni pubblici vengano prodotti dal settore pubblico e non dal mercato o dalle comunità, cambia radicalmente quando nei gruppi esiste la possibilità di una qualche forma di punizione decentralizzata. Se all’interno di un gruppo, cioè, nasce la possibilità che i cooperatori sanzionino anche a loro spese gli opportunisti, allora i primi lo faranno e i secondi inizieranno a cooperare.
La «punizione altruistica»
La possibilità di una sanzione tra i pari attiva – così ci dicono centinaia di esperimenti e di studi sul campo – quella che è stata definita la “punizione altruistica”. I membri del gruppo sono disposti anche in maniera costosa a punire chi viola la norma della cooperazione anche se questo non determinerà nessun beneficio diretto per loro, ma solo per il gruppo nel suo insieme. La prima dimostrazione rigorosa del funzionamento della “punizione altruistica” è stata ottenuta dal sociologo giapponese Toshio Yamagishi in uno studio del 1986, che ha mostrato come i partecipanti ad un esperimento di laboratorio erano disposti a contribuire volontariamente a un meccanismo di punizione che sanzionava nel loro gruppo colui che aveva cooperato di meno.
Il premio Nobel Elinor Ostrom assieme ai suoi collaboratori, pochi anni dopo, individua un meccanismo simile in situazioni nelle quali una risorsa comune veniva sfruttata eccessivamente. Anche in questo caso gli opportunisti rischiavano di essere puniti dagli altri membri del gruppo. Ma il fenomeno è stato definitivamente popolarizzato da Ernst Fehr e Simon Gächter in una serie di esperimenti condotti all’inizio degli anni 2000. Da questo momento in poi il meccanismo della punizione altruistica diventa il fulcro di una fiorente letteratura e di svariate proposte di implementazione istituzionale – ne abbiamo scritto diffusamente nelle settimane scorse.
Perché in Gran Bretagna tutti rispettano la fila?
Sono molti a credere che l’esistenza di un meccanismo di punizione decentralizzata tra pari possa essere la chiave per favorire la cooperazione all’interno dei gruppi sociali. Del resto, perché in Gran Bretagna tutti rispettano la fila? Perché i trasgressori vengono puniti socialmente non dai vigili o da un’autorità preposta, ma dai loro stessi pari. E se questo vale per la norma relativa al rispetto della fila, perché non dovrebbe essere valido per l’evasione fiscale, il comportamento stradale, la continenza del linguaggio, o i dibattiti pubblici? Giusto per fare qualche esempio.








