Questo terzo aspetto è stato indagato più recentemente in uno studio condotto da un gruppo guidato dall'economista tedesco Werner Güth (Güth et al., “Leading by example with and without exclusion power in voluntary contribution experiments”. Journal of Public Economics 9: 1023–42, 2007). Il primo elemento di novità che Güth e colleghi introducono è la possibilità che il leader eserciti il suo potere escludendo dal gruppo uno dei suoi membri. Questa forma di ostracismo vuole mimare ciò che accade all’interno di organizzazioni dove la strutturazione gerarchica spesso attribuisce ai leader il potere di inclusione o esclusione.
Il potere di esclusione
In un primo trattamento sperimentale, dunque, il leader viene selezionato casualmente e gli viene attribuito il potere di esclusione. È da notare che l’esercizio di questo potere implica dei costi per il gruppo e anche per il leader perché riduce il numero di membri potenzialmente contributori e di conseguenza l'entità del bene pubblico che, potenzialmente, potrebbe essere prodotto. L’esperimento prende in considerazione anche un secondo importante elemento che ha a che vedere con la democraticità della leadership. Per questo gli economisti confrontano dei trattamenti nei quali il leader viene selezionato casualmente e rimane in carica per tutta la durata del gioco con altri trattamenti nei quali, invece, il ruolo del leader viene, per così dire, democraticizzato, come nella Boulé e nelle magistrature dell’Atene classica dove, con Solone prima e soprattutto con le riforme di Clistene, le cariche iniziano ad essere estratte a sorte proprio per garantire una costante rotazione delle stesse tra tutti i membri dell’Ekklesía, l’assemblea di tutti i cittadini.
In questi trattamenti, dunque, il ruolo del leader viene esercitato a turno secondo un ordine di rotazione prestabilito e noto a tutti i membri del gruppo. Ma la democraticizzazione non sarebbe pienamente compiuta se i cittadini non avessero il diritto di scegliersi i loro leader. Güth e soci considerano anche questo ulteriore aspetto. Si pongono, cioè, il problema dell’origine del potere del leader. È facile immaginare che l’effetto di un potere che viene riconosciuto come legittimo possa essere differente da quello che scaturisce dall’esercizio di un’autorità illegittima. Per questo, in un secondo trattamento, viene implementata la possibilità che i membri del gruppo votino se avere o no un leader. L’unica informazione rilevante che viene fornita per procedere alla scelta di quale membro del gruppo scegliere è quella relativa al comportamento passato, in termini di scelte più o meno cooperative, di ciascun giocatore.
Leader fisso o leader a rotazione
Il primo risultato rispetto alla democraticizzazione della leadership è interessante: sembra non esserci nessuna differenza significativa tra il livello di cooperazione osservata nel caso di “leader fisso” o nel caso con “leader a rotazione”. Non è tanto questo l’elemento importante quanto, piuttosto, l’origine dell'autorità di cui il leader è investito. Si vede, infatti, che quei gruppi che optano per darsi un leader, circa un terzo del totale, coopera di più dei gruppi che, al contrario, scelgono di non nominare un leader. Inoltre, i membri che con maggiore probabilità vengono eletti come leader sono quelli che hanno cooperato maggiormente nel passato. Questi risultati sono stati confermati da successivi esperimenti. Matthias Sutter e Fernanda Rivas trovano, per esempio, che il meccanismo di scelta democratica del leader, oltre che a portare all’elezione dei membri più cooperativi, determina un aumento della contribuzione al bene pubblico dell'80 per cento rispetto al gioco in assenza di leader (“The benefits of voluntary leadership in experimental public goods games”. Economics Letters 112(2): 176–8, 2010).
Il ruolo contagioso dell’esempio
È nota la posizione del Mahatma Gandhi che invitava ad essere il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo. Meno note, forse, sono le frasi di Albert Schweitzer secondo cui “l’esempio è leadership” o quella che troviamo nella Prima Lettera di Pietro che esorta le guide spirituali delle prime comunità cristiane a pascere il gregge “non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli”. Queste espressioni mettono in luce il ruolo contagioso dell’esempio; un esempio che può essere positivo o negativo, ma che sempre sarà contagioso. È un messaggio fortemente responsabilizzante per tutti. Le nostre scelte hanno sempre delle conseguenze e un impatto sulle scelte degli altri, ma questo è vero soprattutto quando si ricopre un ruolo che ci rende particolarmente visibili.