Quando la disuguaglianza distrugge la cooperazione
Società più diseguali sono caratterizzate da maggiori problemi sociali e sanitari e vedono compromessa anche la loro coesione sociale
di Vittorio Pelligra
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La disponibilità alla produzione volontaria di beni pubblici è considerata una misura affidabile della capacità di cooperare delle comunità, dei gruppi, delle organizzazioni, degli Stati. La produzione di un bene pubblico, infatti, è un processo che porta ad un beneficio collettivo, ma solo se gran parte delle parti in causa contribuiscono alla sua produzione.
Se, al contrario, il numero dei free-rider, degli opportunisti che vogliono godere dei benefici del bene pubblico senza sopportare i costi della sua produzione, è troppo elevato, allora il processo cooperativo viene minato alla radice, il bene pubblico viene prodotto a livelli insufficienti e tutti i potenziali beneficiari invece che godere dei possibili vantaggi, rimangono con un pugno di mosche.
Abbiamo visto nelle settimane scorse quali fattori possono spiegare i comportamenti osservati in situazioni di questo tipo. In particolare, abbiamo sottolineato il ruolo della cosiddetta “cooperazione condizionale”, la tendenza, cioè, a cooperare in contesti nei quali la maggior parte dei soggetti cooperano e, simmetricamente, a fare un passo indietro nel caso in cui, invece, la maggior parte dei potenziali contributori si rivela opportunista.
Come influisce la disuguaglianza
L'analisi sperimentale del processo di produzione volontaria di beni pubblici ci fornisce informazioni importanti per la comprensione della dinamica dei fenomeni cooperativi nel mondo reale. In questo senso un elemento cruciale, che fino ad ora non abbiamo tenuto nella giusta considerazione, riguarda il grado di eterogeneità nella distribuzione del reddito dei soggetti in causa. In altri termini è importante chiedersi quanto e in che modo l'eventuale disuguaglianza nella distribuzione del reddito dei partecipanti può favorire o ostacolare la disponibilità alla cooperazione.
Poter rispondere su basi solide a questa domanda è fondamentale per comprendere quali effetti può avere la crescente disuguaglianza nella distribuzione del reddito soprattutto nei paesi avanzati, sulla disponibilità dei loro cittadini a cooperare tra loro. Già nel 2003 una meta-analisi condotta da Jennifer Zelmer, una ricercatrice della McMaster University (“Linear public goods experiments: a meta-analysis”. Experimental Economics 6, pp. 299–310, 2003) concludeva che l'eterogeneità nelle dotazioni monetarie dei partecipanti agli esperimenti influisce negativamente sulla disponibilità alla contribuzione al bene pubblico. A seguito di questo primo risultato sono stati condotti molti altri studi specificamente disegnati per cercare di dare una risposta rigorosa a questa stessa domanda.








