Parlamento Ue

L’Europa riapre il dossier sull’abuso d’ufficio

Approvata la nuova direttiva anticorruzione. Scontro sulla necessità di reintrodurre il reato

di Giovanni Negri

Strasburgo, Francia: Ingresso dell'edificio Louise Weiss, inaugurato nel 1999, sede ufficiale del Parlamento europeo che ospita l'emiciclo per le sedute plenarie. (Adobe Stock)

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Si riaccende lo scontro sull’abuso d’ufficio. A innescarlo è il Parlamento europeo dove è stata approvata a larga maggioranza (581 voti a favore, 21 contrari e 42 astensioni) la nuova direttiva anticorruzione che dà due anni di tempo agli Stati per l’adozione. Provvedimento di ampio respiro che interviene su una pluralità di reati contro la pubblica amministrazione, introducendo un innovativo sistema di sanzioni a carico delle imprese tarato sul fatturato. Centrale l’articolo 7 dove si legge che «gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché, se intenzionali, costituiscano reato almeno determinate violazioni gravi della legge derivanti dall’esecuzione o dall’omissione di un atto da parte di un funzionario pubblico nell’esercizio delle sue funzioni».

Le reazioni della Consulta

Il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, rispondendo nella conferenza stampa annuale, ha sottolineato come «se questa direttiva del Parlamento europeo modifica il quadro normativo, è possibile che la Corte sarà chiamata nuovamente a fare il controllo che l’articolo 111, primo comma, della Costituzione prevede. Prima ancora, ovviamente, sarà la politica chiamata a prendere atto di questa nuova legislazione europea».

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La polemica in Europa

Per la relatrice Raquel Garcia Hermida (Paesi Bassi, Renew) l’Italia dovrà provvedere a forme di criminalizzazione che rientrano nel perimetro del vecchio abuso d’ufficio. «Se guardo ai voti all’interno del Consiglio Ue, l’Italia ha votato a favore di queste regole. Quindi spero che la direttiva sia applicata», ha osservato la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola.

Secca operò la replica di Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia: «è singolare che un’eurodeputata olandese pensi di conoscere l’ordinamento penale italiano meglio del ministero della Giustizia. La direttiva non impone la reintroduzione dell’abuso d’ufficio: il testo lascia agli Stati piena discrezionalità nella definizione delle fattispecie penali».

E in Italia è scontro

Ma in Italia, nelle incandescenti giornate successive al referendum sulla giustizia, il voto del Parlamento europeo rilancia le polemiche. Debora Serracchiani e Federico Gianassi, deputati Pd, firmano subito un’interrogazione per chiedere al ministro della Giustizia Carlo Nordio «cosa intende fare, visto che con la sua iniziativa normativa il reato è stato abolito, contravvenendo così alla direttiva che era già in discussione. Circostanza che avevamo più volte segnalato, anche per evitare una potenziale infrazione».

E il leader del Movimento 5Stelle Giuseppe Conte attacca: «è arrivata un’altra batosta per Meloni e Nordio sulla giustizia. Il Governo italiano sarà costretto a fare retromarcia sulla cancellazione dell’abuso di ufficio».

L’antefatto

Ma Nordio, a dicembre, a valle delle trattative sulla direttiva esultava: «alla fine, il reato di abuso d’ufficio, originariamente previsto, è stato completamente stralciato. Hanno evidentemente convinto le nostre argomentazioni. L’Italia ha altri e molti reati (più di 17 fattispecie) che combattono i comportamenti illeciti dei pubblici funzionari».

I vuoti di tutela

Tutto da vedere quindi che il Governo ritenga necessario un clamoroso ripensamento. Che però l’abrogazione dell’abuso d’ufficio abbia lasciate prive di tutela tutta una serie di condotte in precedenza sanzionate è stato ricordato dal Csm, con un parere assai critico nel febbraio 2024 e da numerosi uffici giudiziari. E ieri il presidente dell’Autorità anticorruzione ha chiesto al Governo di intervenire proprio per colmare i vuoti di tutela aperti, testimonianza di un arretramento nella lotta alla corruzione.

Del resto lo stesso Nordio aveva comunque preso atto della necessità di intervenire quando contestualmente alla cancellazione dell’abuso d’ufficio introdusse un nuovo reato, l’indebita destinazione di denaro o cose mobili, per colpire determinate condotte del pubblico ufficiale.

Il parere del giurista

Gian Luigi Gatta, docente di Diritto penale in Statale a Milano prova a trarre qualche conclusione: «premesso che l’abolizione integrale dell’abuso d’ufficio lascia gravi vuoti di tutela, non colmabili da altre norme, e che si rivela oggi più che mai una scelta fortemente criticabile, va anche riconosciuto che l’obbligo di incriminazione dell’esercizio illecito di funzioni pubbliche è formulato dalla Direttiva in termini molto generici e lascia ampi margini agli Stati membri per individuare le violazioni di legge da configurare come reato».

«La partita che si gioca con Bruxelles - ricorda Gatta - è politica: l’Italia, sui tavoli della direttiva, ha annacquato l’obbligo di incriminazione dell’abuso d’ufficio, originariamente previsto proprio perché aveva da poco abolito quel reato. È però senz’altro vero che ci sono lacune di tutela (per esempio l’abuso commesso a danno del cittadino o l’abuso di vantaggio commesso con favoritismi nei concorsi pubblici) che costituiscono gravi violazioni di legge ai sensi della direttiva ma che è lasciato alla discrezionalità del legislatore nazionale individuare e sanzionare.

«Si tratterà di vedere - conclude Gatta - se e quando la Commissione Ue potrà contestarne la mancata attuazione. Quel che è certo è che sarebbe opportuno sin d’ora intervenire, ad esempio per fornire tutela penale ai concorsi nel pubblico impiego e nelle università, che oggi ne sono privi».

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