La crisi nel Golfo dà la scossa ai mutui. Ora il tasso variabile è a un punto di svolta
Occhi puntati sul trend del costo delle rate che potrebbero diventare meno sostenibili per il ritorno dell’inflazione, salita in aprile. L’offerta sul fisso ha risentito in modo minore della congiuntura globale
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All’orizzonte non c’è ancora una tempesta perfetta, ma le acque iniziano ad agitarsi per chi dovrà comprare casa nei prossimi mesi. Gli ultimi dati Abi disponibili, riferiti a marzo, registrano un calo dei tassi medi sui mutui, ma le indicazioni di mercato vanno nella direzione opposta per effetto della crisi nel Golfo Persico. Se infatti lo stallo a Hormuz dovesse durare, potrebbe riaccendere l’inflazione (stimata dall’Istat già a +1,2% in aprile) e quindi condizionare le scelte della Bce, che non a caso, nonostante tassi invariati, nella riunione di giovedì scorso non ha escluso futuri rialzi. Con effetti verso l’alto immediati anche sui saggi utilizzati per il calcolo delle rate dei mutui, soprattutto a tasso variabile, agganciati all’Euribor e dunque al costo del denaro a breve termine tra le banche.
«Il calo dei tassi sui mutui registrato da Abi a marzo riflette in larga misura la discesa dell’Irs osservata a febbraio 2026 rispetto ai due mesi precedenti, che si è trasferita con il consueto sfasamento sulle offerte commerciali delle banche. Già da marzo, però, il quadro è cambiato: la crisi iraniana, l’impennata del prezzo del petrolio e le rinnovate aspettative inflazionistiche hanno invertito il trend dei tassi di mercato», sottolinea Guido Bertolino, responsabile Business Development di MutuiSupermarket. Anche i dati di MutuiOnline confermano il trend: il Tan medio dei mutui a 20 e 30 anni è sceso a marzo al 3,28% e il variabile al 2,55%, ma gli aggiornamenti al 27 aprile mostrano una lieve risalita su livelli simili a quelli di febbraio: 3,37% per il fisso e 2,62% per il variabile.
Tra gli operatori si fa strada così il timore di uno scenario simile a quello dei primi anni della guerra in Ucraina, quando l’impennata inflazionistica si tradusse in un rapido aumento delle rate. «Tutti ricordiamo il dramma di chi aveva un mutuo a tasso variabile quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, con persone che si sono ritrovate una rata raddoppiata nell’arco di un anno, specie per i mutui più lunghi. C’era stata anche allora un’impennata inflazionistica, con la differenza che nel caso attuale i prezzi del gas sono molto più bassi», spiega Roberto Anedda, head of Financial Market Analysis di Credipass. Anche Luca Dondi Dall’Orologio, amministratore delegato di Patrigest, mette in guardia dalle possibili analogie: «Ci sono affinità perché lo shock energetico è simile, con la prospettiva di una banca centrale esclusivamente guidata dai dati e un adeguamento già in corso».
«Allo stato attuale tuttavia si può solo parlare di un possibile momento di svolta», aggiunge Anedda, avvertendo che «a seconda di come evolverà la situazione geopolitica, gli effetti potrebbero essere più pesanti».
Meglio la sicurezza?
In questo contesto, la scelta tra fisso e variabile torna centrale. «Chi deve sottoscrivere un mutuo oggi si trova di fronte a rate variabili inferiori di circa il 6,5% rispetto alle corrispondenti rate a tasso fisso: per un mutuo di 150.000 euro a 30 anni per l’acquisto di un immobile in classe G, le migliori offerte a tasso variabile si attestano intorno ai 590 euro mensili, contro circa 632 euro delle migliori soluzioni a tasso fisso. Tuttavia, tenendo conto degli aumenti del costo del denaro oggi attesi dai mercati, questo vantaggio del variabile è destinato ad annullarsi quasi del tutto entro la fine dell’anno», spiegano da MutuiSupermarket.







