In prospettiva

La crisi nel Golfo dà la scossa ai mutui. Ora il tasso variabile è a un punto di svolta

Occhi puntati sul trend del costo delle rate che potrebbero diventare meno sostenibili per il ritorno dell’inflazione, salita in aprile. L’offerta sul fisso ha risentito in modo minore della congiuntura globale

di Marco Barlassina

koumaru - stock.adobe.com

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

All’orizzonte non c’è ancora una tempesta perfetta, ma le acque iniziano ad agitarsi per chi dovrà comprare casa nei prossimi mesi. Gli ultimi dati Abi disponibili, riferiti a marzo, registrano un calo dei tassi medi sui mutui, ma le indicazioni di mercato vanno nella direzione opposta per effetto della crisi nel Golfo Persico. Se infatti lo stallo a Hormuz dovesse durare, potrebbe riaccendere l’inflazione (stimata dall’Istat già a +1,2% in aprile) e quindi condizionare le scelte della Bce, che non a caso, nonostante tassi invariati, nella riunione di giovedì scorso non ha escluso futuri rialzi. Con effetti verso l’alto immediati anche sui saggi utilizzati per il calcolo delle rate dei mutui, soprattutto a tasso variabile, agganciati all’Euribor e dunque al costo del denaro a breve termine tra le banche.

«Il calo dei tassi sui mutui registrato da Abi a marzo riflette in larga misura la discesa dell’Irs osservata a febbraio 2026 rispetto ai due mesi precedenti, che si è trasferita con il consueto sfasamento sulle offerte commerciali delle banche. Già da marzo, però, il quadro è cambiato: la crisi iraniana, l’impennata del prezzo del petrolio e le rinnovate aspettative inflazionistiche hanno invertito il trend dei tassi di mercato», sottolinea Guido Bertolino, responsabile Business Development di MutuiSupermarket. Anche i dati di MutuiOnline confermano il trend: il Tan medio dei mutui a 20 e 30 anni è sceso a marzo al 3,28% e il variabile al 2,55%, ma gli aggiornamenti al 27 aprile mostrano una lieve risalita su livelli simili a quelli di febbraio: 3,37% per il fisso e 2,62% per il variabile.

Loading...

Tra gli operatori si fa strada così il timore di uno scenario simile a quello dei primi anni della guerra in Ucraina, quando l’impennata inflazionistica si tradusse in un rapido aumento delle rate. «Tutti ricordiamo il dramma di chi aveva un mutuo a tasso variabile quando è scoppiato il conflitto in Ucraina, con persone che si sono ritrovate una rata raddoppiata nell’arco di un anno, specie per i mutui più lunghi. C’era stata anche allora un’impennata inflazionistica, con la differenza che nel caso attuale i prezzi del gas sono molto più bassi», spiega Roberto Anedda, head of Financial Market Analysis di Credipass. Anche Luca Dondi Dall’Orologio, amministratore delegato di Patrigest, mette in guardia dalle possibili analogie: «Ci sono affinità perché lo shock energetico è simile, con la prospettiva di una banca centrale esclusivamente guidata dai dati e un adeguamento già in corso».

L’ANDAMENTO NEGLI ULTIMI 25 ANNI

Euribor a 3 mesi (tassi variabili) e Irs a 20 anni (tassi fissi). Dati in percentuale

Loading...

IL DETTAGLIO

Loading...

«Allo stato attuale tuttavia si può solo parlare di un possibile momento di svolta», aggiunge Anedda, avvertendo che «a seconda di come evolverà la situazione geopolitica, gli effetti potrebbero essere più pesanti».

Meglio la sicurezza?

In questo contesto, la scelta tra fisso e variabile torna centrale. «Chi deve sottoscrivere un mutuo oggi si trova di fronte a rate variabili inferiori di circa il 6,5% rispetto alle corrispondenti rate a tasso fisso: per un mutuo di 150.000 euro a 30 anni per l’acquisto di un immobile in classe G, le migliori offerte a tasso variabile si attestano intorno ai 590 euro mensili, contro circa 632 euro delle migliori soluzioni a tasso fisso. Tuttavia, tenendo conto degli aumenti del costo del denaro oggi attesi dai mercati, questo vantaggio del variabile è destinato ad annullarsi quasi del tutto entro la fine dell’anno», spiegano da MutuiSupermarket.

Per quanto riguarda i tassi fissi, «al momento l’offerta ha risentito in misura minore del conflitto e le banche continuano a puntare su questa soluzione», osserva Ivano Cresto, managing partner di Facile.it, pur avvertendo che un ritorno dell’inflazione potrebbe riflettersi anche sui tassi fissi attraverso il mercato obbligazionario. Un contesto in cui, secondo Luca Dondi, «ha senso privilegiare la sicurezza», bloccando ora condizioni che sul fisso sono contenute in termini di media storica.

Le stime di impatto

L’effetto di eventuali aumenti è tutt’altro che trascurabile. Nelle simulazioni di MutuiSupermarket «per ogni rialzo del costo del denaro pari a 0,25%, un mutuatario con un mutuo a tasso variabile e un debito residuo di 150.000 euro vedrà la propria rata aumentare di circa 20 euro. Nello scenario oggi prezzato dai mercati — due rialzi entro fine 2026 e un terzo nella prima parte del 2027 con stabilizzazione per i due anni a seguire — l’aggravio cumulato a regime sarebbe quindi nell’ordine dei 60 euro mensili, ovvero circa 720 euro l’anno».

Stime non troppo diverse sono quelle condivise da Cresto di Facile.it con riferimento alla media dei mutui: «Da fine febbraio a oggi l’indice (Euribor, ndr) è salito di circa 15 punti base, con picchi di +25 punti base (Euribor a 3 mesi). Questi movimenti si traducono, per un mutuo standard (126.000 euro da restituire nell’arco di 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile) in un aumento di circa 5 euro nella rata di aprile e di ulteriori 5 euro in quella di maggio», dice. E aggiunge: «Analizzando i futures sugli Euribor si scopre che l’indice potrebbe salire nei prossimi mesi facendo passare la rata del mutuo standard dagli attuali 620 euro ai 642 euro entro l’inizio del secondo semestre per chiudere a circa 660 euro entro fine anno».

LE MIGLIORI CONDIZIONI DISPONIBILI

Mutuo prima casa di 120.000 € per valore immobile di 150.000 €. Dati variabili in base alle caratteristiche del richiedente e dell’immobile

Loading...

Allungando l’orizzonte, MutuiOnline stima che un aumento di 25 punti base porterebbe il Tan medio al 2,87%, con 4.400 euro aggiuntivi sull’intera durata del mutuo. In caso di due rialzi entro la fine dell’anno, il Tan raggiungerebbe circa il 3,12%, con oltre 8.900 euro di spesa aggiuntiva sul periodo dei 20 anni.

Valutare la sostenibilità

In una fase di volatilità, il criterio principale resta la sostenibilità: non guardare soltanto alla rata di partenza, ma valutare la tenuta del proprio bilancio familiare di fronte a eventuali stress dovuti all’aumento del costo del denaro. «La rata non dovrebbe superare il 30% del reddito netto mensile», puntualizza Alessio Santarelli, amministratore delegato di MutuiOnline: «Il variabile è adatto a chi ha margini di reddito sufficienti ad assorbire eventuali aumenti. Il fisso garantisce una rata immutabile nel tempo — e se i tassi scendessero, la surroga permette di rinegoziare senza costi».

In prospettiva, il differenziale tra fisso e variabile potrebbe ridursi, portando a un sostanziale equilibrio tra le due opzioni. Ma per la maggior parte delle famiglie, che sottoscrivono mutui di lunga durata, il rischio non è tanto il livello iniziale della rata, quanto la sua evoluzione nel tempo. «Il punto, quindi - chiosa Anedda - non è tanto scegliere il tasso più basso oggi, ma piuttosto quello che si è in grado di sostenere domani».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti