Le basi simboliche di una società policentrica
La tensione tra libertà individuale e benessere collettivo rappresenta l’essenza di ogni dilemma sociale, la sfida più grande per ogni comunità
di Vittorio Pelligra
6' di lettura
I punti chiave
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Un dilemma sociale è una situazione nella quale interesse collettivo e interesse privato divergono. È una situazione nella quale, se tutti gli individui mettessero al primo posto l’interesse privato questo, alla fine, porterebbe risultati peggiori sia dal punto di vista collettivo che anche da quello privato.
In Sardegna la pesca dei ricci di mare è stata vietata fino al 2024. Ogni pescatore ha interesse a che i ricci abbondino. Ma ha ancora più interesse, quando sono abbondanti, a pescarne il più possibile. Ma quando tutti ragionano e si comportano in questo modo quella stessa risorsa comune viene messa in pericolo con un danno per tutti. Questa tensione tra libertà individuale e benessere collettivo rappresenta l’essenza di ogni dilemma sociale, la sfida più grande per ogni comunità, indipendentemente dalla scala alla quale si svolge, che sia tratti del dividersi il lavoro in famiglia o tra colleghi o che riguardi gli accordi globali per la riduzione delle emissioni di gas serra in atmosfera. La logica è la stessa.
Cooperare per il bene pubblico
Il public good game, come abbiamo visto nelle scorse settimane, è il paradigma sperimentale che viene utilizzato dagli scienziati comportamentali per studiare la logica sottesa a situazioni di questo tipo. In un public good game, infatti, tutti traggono vantaggio dalla piena collaborazione ma, proprio quando tutti collaborano, chi decidesse di non fare la sua parte e di comportarsi opportunisticamente da free-rider, starebbe ancora meglio. Come è facile intuire, se tutti, però, decidessero di fare i free-rider, alla fine tutti starebbero molto peggio. Ed è proprio quello che tipicamente si osserva in laboratorio. Le persone iniziano cooperando, facendo la loro parte nella produzione del bene pubblico, ma poi, una volta osservate le prime scelte opportunistiche, queste diventano contagiose determinando un lento ma inesorabile decadimento nei livelli di cooperazione, fino alla sua completa scomparsa.
Gli strumenti
Per facilitare la cooperazione, dunque, esistono due strumenti: una governance centralizzata, come nel caso del divieto di pesca dei ricci, dove le violazioni delle norme vengono punite attraverso sanzioni imposte da un'autorità centrale che deve monitorare ed intervenire, oppure una governance decentralizzata, che viene definita anche community governance, dove controllo il controllo viene esercitato da tutti i membri della comunità e le sanzioni possono essere erogate non da una singola autorità centrale, ma, anche in questo caso, dai membri stessi del gruppo. Abbiamo visto nelle scorse settimane quanto negli esperimenti di laboratorio si dimostri efficace l'introduzione della possibilità della punizione tra pari: la cooperazione cresce immediatamente verso livelli ottimali e alla fine non è neanche più necessario punire, visto che è sufficiente il potere deterrente della punizione a indurre tutti alla cooperazione. Naturalmente, in concreto, può essere complicato attribuire ai singoli cittadini il potere di comminare una sanzione pecuniaria agli altri cittadini trasgressori. Ma questo è vero solo per le sanzioni di natura monetaria. Occorre tenere presente, però, che questa è solo una delle possibili forme in cui una sanzione o una punizione possono manifestarsi.
Gossip e reputazione
Sono molti gli studi che mostrano come, nell'ambito di piccole comunità, invece che attraverso l'uso di sanzioni materiali, la cooperazione viene promossa attraverso il gossip e l'effetto negativo o positivo che le informazioni veicolate attraverso relazioni di prossimità sulla reputazione individuale. È anche attraverso questi strumenti che gruppi più piccoli riescono a superare molti dei dilemmi sociali che sono chiamati ad affrontare: pettegolezzi e reputazione, piuttosto che sanzioni costose.
E i gruppi più grandi? Abbiamo visto la settimana scorsa il caso della città di Bogotà e l'esperimento sociale avviato dal sindaco Antanas Mockus con la distribuzione alla popolazione di 350.000 cartellini bianchi con il pollice in su e altrettanti di colore rosso con impresso un pollice in giù. I cartellini potevano essere utilizzati da ogni cittadino per approvare o disapprovare pubblicamente il comportamento di ogni altro concittadino in ambito pubblico, per le strade, negli uffici, nelle scuole, eccetera. Era questo un meccanismo di ricompensa e di sanzione decentralizzato, una forma di community governance basata su ricompense e su sanzioni di natura simbolica.







