Ristorazione di alta gamma

Longino & Cardenal, un Mercato del Pesce per crescere in un business da oltre un miliardo

Il nuovo laboratorio alle porte di Milano permetterà alcune lavorazioni per migliorare il servizio fornito agli operatori del fuori casa

di Maria Teresa Manuelli

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Ottanta metri quadrati, laboratorio che, secondo Riccardo Uleri, amministratore delegato di Longino & Cardenal, «apre delle possibilità molto grandi», con meno di 200mila euro di investimento. Il gruppo milanese quotato su Euronext Growth Milan, specializzato nella ricerca, selezione e distribuzione di cibi rari e preziosi per l’alta ristorazione, ha inaugurato a Pogliano Milanese il progetto “Mercato del Pesce”: un nuovo reparto di lavorazione del pesce fresco che segna un cambio di passo nella strategia del gruppo sul comparto ittico.

Il debutto nella lavorazione del pesce

Fino a oggi Longino & Cardenal aveva sempre trattato il pesce come parte rilevante del proprio assortimento, ma senza poter intervenire direttamente sul prodotto crudo: niente sfilettatura, niente porzionatura, niente riconfezionamento. «Però il pesce selvaggio che viene comprato dai porti arriva in condizioni di imballo non idonee direttamente alla vendita per i ristoranti - spiega Uleri -: ha bisogno di essere manipolato, riconfezionato, rietichettato, rimesso in casse con ghiaccio. La mancanza di una struttura idonea ci impediva di seguire il mercato del pesce selvaggio direttamente dal porto e ci costringeva a rivolgerci a intermediari che ci costavano un paio di giorni di freschezza e una parte di intermediazione».

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Il nuovo laboratorio - dotato di linee per il confezionamento, la sfilettatura, la congelazione e la messa sotto vuoto - risolve entrambi i problemi. Longino potrà ora acquistare direttamente nei porti del Mediterraneo e del Nord Atlantico, ricevere il pesce in grandi casse e ricondizionarlo in cassette da tre o cinque chili, o in pezzi singoli a seconda della varietà, prima di distribuirlo alla ristorazione.

Un mercato da oltre un miliardo

Il posizionamento non è casuale. Secondo le stime elaborate sulla base dei dati Fipe sul fuori casa e delle rilevazioni Ismea/Eunofa sui consumi ittici, il mercato b2b del pesce fresco destinato alla ristorazione in Italia vale tra 1 e 1,5 miliardi di euro annui.

L’offerta su cui Longino punta è quella del pesce pescato selvaggio, che per ampiezza di gamma non ha confronto con il pesce d’allevamento.

Per il futuro, Uleri non esclude la necessità di ampliare gli spazi: l’attuale laboratorio da 80 mq potrebbe diventare stretto se i volumi cresceranno. Nel frattempo il gruppo sta valutando la costruzione di un nuovo stabilimento su un terreno già acquistato a Pogliano Milanese, a meno di un chilometro dalla sede attuale. L’esigenza nasce anche da ragioni logistiche: oggi Longino opera su due location distinte - una per la merce fresca, una per quella secca e congelata - con evidenti inefficienze di processo. «L’inizio lavori potrebbe essere nei prossimi uno o due anni», dice Uleri, precisando che la pianificazione è ancora in corso. Il nuovo sito sarà costruito da zero, in una logica di greenfield.

Il nuovo investimento arriva in una fase in cui il gruppo (che include Hong Kong, Dubai e le controllate) lavora al rilancio dei ricavi. Nel 2025 i ricavi consolidati si sono attestati a 35,3 milioni di euro, in flessione rispetto ai 36,9 milioni del 2024; la sola capogruppo italiana ha registrato ricavi per 27,4 milioni, contro i 28,4 milioni dell’anno precedente. Sul fronte della redditività operativa, il margine di contribuzione consolidato è cresciuto a 9,1 milioni di euro dagli 8,9 milioni del 2024. Il risultato netto consolidato di gruppo si è chiuso in perdita per 0,7 milioni; quello della capogruppo italiana segna un rosso più ampio, pari a 3,9 milioni. Dati che rendono il progetto “Mercato del Pesce” - contenuto nell’investimento e potenzialmente ad alto impatto sul fatturato ittico - una mossa tanto più rilevante nell’ottica del rafforzamento della redditività che il management si è dato come obiettivo.

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