Giustizia

Magistrato da sanzionare se «abbagliato» dall’uso improprio dell’algoritmo

Il presidente degli avvocati milanesi La Lumia sottolinea la forza emancipatrice dello strumento

di Giovanni Negri

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La condotta del magistrato che utilizza impropriamente sistemi di intelligenza artificiale deve potere essere oggetto di sanzione disciplinare in violazione del principio di diligenza che deve caratterizzare l’attività giurisdizionale. Lo sottolinea la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni, nel corso dell’appuntamento, svoltosi a Palazzo di giustizia, che ha introdotto la settimana «Talk to the future» dedicata ormai tradizionalmente alle sfide tecnologiche alla professione legale.

Ai per l’attività semiamministrativa

Occhio di riguardo allora per l’intelligenza artificiale, in un contesto nel quale stanno cominciando ad arrivare le prime sentenze sulle conseguenze degli “abbagli” dell’algoritmo. Per Nanni , l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale dovrebbe, in questa fase, essere concentrato su attività di natura semiamministrativa che interessano i pubblici ministeri. Tre esempi: il calcolo dei termini di prescrizione, sia del reato sia della pena; la calendarizzazione delle udienze; la scadenza dei termini delle indagini e della custodia cautelare. Nanni ha poi dichiarato di essere favorevole alla dichiarazione sull’utilizzo dell’Ai sia da parte dei magistrati sia da parte degli avvocati.

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«Nuova mentalità»

Il presidente della Corte d’appello, Giovanni Ondei , in un articolato intervento ha messo a fuoco una serie di esempi concreti di «nuova mentalità» cui è chiamato il magistrato. Dalla verifica delle fonti primarie, alla cura della motivazione del provvedimento non solo nel risultato, ma anche del metodo utilizzato. Andranno, ha ricordato Ondei, sempre più tenute distinte, anche nelle prassi organizzative, attività di supporto e decisione. Le prime coinvolgono l’aiuto per attività accessorie, per organizzare, per costruire stringhe di ricerca, pre revisionare stile e coerenza; decisione, invece, significa: valutazione dei fatti e delle prove, interpretazione e applicazione della legge, motivazione, scelta della soluzione da applicare nel caso concreto.

Meno incombenze operative per l’avvocato

Antonino La Lumia, presidente del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Milano, ha messo in evidenza come «l’intelligenza artificiale, quando è usata bene, non sottrae umanità al professionista: gliela restituisce. Si fa carico delle operazioni esecutive - la ricerca, la classificazione, la sintesi, le bozze - e libera il professionista per fare ciò che nessun sistema potrà mai fare: costruire fiducia, leggere la complessità umana di un caso, fare la scelta giusta nell’incertezza, stare dalla parte di qualcuno con pienezza di giudizio e di coscienza. L’avvocato esteso non è un avvocato dimezzato. È un avvocato più libero di essere, davvero, avvocato».

Botta e risposta, infine, tra il presidente del tribunale di Milano Fabio Roia e il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, sul processo penale telematico.

«Un fallimento» lo ha bollato Roia, costretto ad assumere ripetuti provvedimenti per confermare il doppio binario, mentre Sisto, al quale da poco è stata assegnata la delega sulla digitalizzazione, ha tenuto a sottolineare la necessità di procedere con la massima cautela a future estensioni (prossimo step, dal 2027, il coinvolgimento delle Corte d’appello).

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