Save the children

Minori migranti non accompagnati: a 18 anni rischio stop a percorso di crescita

Tra il 2014 e il 2024 sono arrivati in Italia 127.662 giovani stranieri, circa 1.000 al mese

di Nicoletta Cottone

Save the children: ecco che succede ai minori non accompagnati che compiono 18 anni

4' di lettura

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Compiere 18 anni può rappresentare un problema, soprattutto per i minori migranti non accompagnati. Per loro i percorsi di crescita in Italia e di inserimento possono interrompersi bruscamente. Lo attesta il report di Save the children “Nascosti in piena vista” che quest’anno punta la lente proprio sul compimento dei 18 anni e sul passaggio alla vita adulta dei minori non accompagnati. Una soglia critica e a volte traumatica per loro. In occasione della Giornata Internazionale del migrante, Save the children accende i riflettori sulla condizione di questi minori, che, reduci da viaggi terribili e rischiosi per sfuggire da guerra e povertà, continuano un percorso costellato da ostacoli e difficoltà. Per loro una serie di sliding doors: accertamento dell’età, accoglienza, apertura della tutela e rilascio del permesso di soggiorno.

Fra il 2014 e il 2024 giunti in Italia oltre 127mila minori soli

Perchè i minorenni sono sempre più coinvolti nelle migrazioni. Tra il 2014 e il 2024 sono arrivati in Italia, da soli, via mare, 127.662 minori stranieri non accompagnati, con una media di 11.600 arrivi l’anno. Si tratta in prevalenza di adolescenti e preadolescenti e, in alcuni casi, anche di bambini. Allargando lo sguardo a sei Paesi tra i principali punti di ingresso nell’Ue - Grecia, Italia, Bulgaria, Spagna, Cipro e Malta - si stima che nel 2023, 55.700 minori siano entrati da soli o con le proprie famiglie. Il 64%, ben 35.500, erano non accompagnati o separati, di cui la metà, 18.820, arrivati via mare solo in Italia, dato in calo nel 2024, a quasi 7.900.

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Nel sistema di accoglienza e protezione oltre 19mila giovani stranieri

Nel sistema di accoglienza e protezione in Italia ci sono 19.215 minori stranieri non accompagnati . Oltre il 75% ha tra i 16 (23,75%) e i 17 anni (52,15%), il 13,66% tra 7 e 14 anni e solo l’1,65% è nella fascia 0-6 anni. La Sicilia, ancora una volta, è la regione con la maggiore incidenza di minori stranieri soli (4.555 minori presenti al 31 ottobre 2024, pari al 24,78% del totale).

La maggior parte di sesso maschile

La maggioranza netta dei minori soli è di sesso maschile (87,70%), mentre le bambine e ragazze rappresentano il 12,30%, un’incidenza sul totale dei minori in continuità con gli anni passati. Tra le nazionalità più rappresentate ci sono quella egiziana (3.849), quella ucraina (3.631), la gambiana (2.224), la tunisina (1.973) e la guineana (1.515).

Minori non accompagnati: la soglia critica dei 18 anni

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Il rischio di interrompere il percorso verso l’autonomia

«I minori stranieri che giungono soli in Italia devono poter contare sulla possibilità di crescere in un ambiente fatto di amicizie, relazioni e sostegno, come tutti i loro coetanei. Spesso invece arrivano alla maggiore età e devono disporre di un lavoro e di una abitazione autonoma per poter rimanere regolarmente nel territorio, tutte conquiste che i loro coetanei ottengono nel corso di molti anni. Tuttavia, se le prime fasi dell’arrivo e dell’accoglienza in Italia non consentono loro un supporto adeguato, il rischio è che ai 18 anni il percorso verso l’autonomia venga di fatto interrotto bruscamente. A fare la differenza è infatti la qualità dell’accoglienza, che andrebbe prevista presso una famiglia affidataria o in una struttura dedicata.», spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children.

Un minore su quattro resta in centri senza opportunità di inserimento

«Troppo spesso, invece, i minorenni soli - ricorda Antonella Inverno - restano per mesi in grandi centri privi di opportunità - una situazione che al 30 settembre 2024 riguardava più di un minorenne su 4 - e una volta maggiorenni si scontrano con ostacoli burocratici e conseguenti difficoltà di inserimento lavorativo e abitativo. Un forte alleato nel percorso di crescita nel nostro Paese può essere il tutore volontario, una figura adulta di riferimento con la quale confrontarsi costantemente per compiere le proprie scelte».

Solo 1.601 hanno ottenuto il permesso di proseguire il cammino di crescita

Al compimento dei 18 anni tutti i nodi vengono al pettine e le strade si biforcano. Alcuni ottengono dal Tribunale per i minorenni la possibilità di proseguire il percorso di crescita continuando a essere sostenuti fino ai 21 anni di età nell’accesso al mondo del lavoro, nella prosecuzione degli studi e nell’individuazione di soluzioni abitative dignitose. Storie che testimoniano come una buona rete di accoglienza e inclusione possa fare la differenza. Al 17 ottobre 2024 risultano attivi 1.601 prosiegui.

Le difficoltà rischiano di far cadere i ragazzi nelle reti di sfruttamento

«Purtroppo, in molti casi le cose non funzionano così. Tutti gli ostacoli che incontrano dal momento della fuoriuscita dalla struttura di accoglienza – la difficoltà di prendere una stanza in affitto, di aprire un conto in banca, di svolgere un tirocinio o avere un contratto di lavoro in attesa della conclusione dell’iter per il permesso di soggiorno - fanno sì che i ragazzi possano facilmente cadere nelle reti dello sfruttamento, del lavoro nero e della microcriminalità. Senza reti di supporto e senza tutele, i neomaggiorenni restano esposti a situazioni di marginalità», spiega Inverno. «È necessario assicurare a tutti i minori che giungono in Italia da soli senza genitori o figure di riferimento un percorso di accoglienza, protezione e inclusione che li accompagni all’età adulta, con il sostegno della comunità. Perché ciò avvenga, è importante che ognuno faccia la sua parte, fin dal momento del loro arrivo».

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