La strategia della Lega

Salvini avvisa Vannacci e detta la linea, meno slogan e più pragmatismo

Il segretario ha chiuso la tre giorni di confronto tra dirigenti nazionali e amministratori locali organizzata dal partito in Abruzzo

di Andrea Gagliardi

L’intervento di chiusura del leader della Lega Matteo Salvini all’ iniziativa ’ Idee in Movimento’ organizzata a Rivisondoli dalla Lega, 25 gennaio 2026  ANSA / CIRO FUSCO

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Il generale Vannacci, se deciderà di strappare, è già archiviato. Il Matteo Salvini che chiude la tre giorni di confronto tra dirigenti nazionali e amministratori locali organizzata dal partito in Abruzzo (tra Roccaraso e Rivisondoli), non nomina mai il generale nel suo discorso. Ma pronuncia parole nette: «La storia insegna che chi esce dalla Lega finisce nel nulla». E poco importa se il riferimento, come chiarisce poi ai cronisti, non è al vicesegretario ed europarlamentare («lo vedo in settimana») ma ai due deputati Davide Bergamini e Attilio Pierro, che hanno recentemente lasciato la Lega per traslocare in Forza Italia.

La “truppa” al centro

Resta il fatto che con il suo avviso ai naviganti, il “capitano” che pure aveva puntato le sue carte su Vannacci alle europee per risollevare un partito in debito di ossigeno e di voti, non sembra in vena di rimpianti se i rumors della scissione del generale (che sull’ipotesi di creare un suo partito ha recetentemente dichiarato: «Mai dire mai») dovessero concretizzarsi. Peraltro Salvini ha buon gioco a rivendicare il successo della Lega alle ultime elezioni regionali in Veneto (primo partito con il 36%) per solleticare l’orgoglio leghista («siamo ancora in salute, anche se ci davano per morti, abbiamo chiuso il 2025 con un tesseramento in crescita del 34%»), motivare i militanti («ci sono capitani e generali ma la forza della Lega è la truppa») e dettare la linea in vista delle elezioni politiche del 2027.

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Una Lega pragmatica

Una linea politica all’insegna del pragmatismo. Pochi slogan. Qualche attacco all’opposizione («che si sveglia solo ora sui temi della sicurezza»). Qualche stilettata ai “giornaloni” e ai magistrati. Molto spazio alla capacità della Lega di essere “concreta”, «trasformando voti e idee in azioni». Una Lega che «incide e decide».

Dal decreto Ucraina a Strade sicure

Quello di Salvini è un elenco puntiglioso. Si parte dal decreto aiuti all’Ucraina («per la prima volta quest’anno la difesa dei civili ha preso lo spazio primario rispetto alle armi). Si continua con lo stop all’accordo commerciale Ue-Mercosur («chiediamo reciprocità sulle regole e i controlli di qualità») e con la rottamazione delle cartelle esattoriali. Si prosegue con l’operazione Strade sicure («è merito nostro se gli attuali 6.800 militari sono stati confermati, ma ne servono almeno 10mila»), con i 20 milioni stanziati in legge di bilancio per i padri separati che dopo il divorzio perdono l’alloggio, nonché, ovviamente, con il decreto sicurezza («noi chiediamo 100, poi faremo sintesi con gli altri partiti», ma «nel rispetto dei limiti del codice» ragazze e ragazzi in divisa «dovrebbero avere ancora più le mani libere»).

Il referendum sulla giustizia

Senza dimenticare il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, per il quale la Lega si mobilita, fermo restando che «non è il punto d’arrivo, è un passaggio», perché «il vero punto d’arrivo sarà la responsabilità civile dei magistrati».

Il progetto di Lega nazionale

Resta in piedi il progetto di Lega nazionale, capace di espandersi al Sud («la Lega in Veneto è al suo massimo storico, ma la stessa Lega prende a Reggio Calabria il 15%, in Puglia l’8%, a Caserta il 10%. Abbiamo unito il Paese»). Con la parola “libertà” al centro. Salvini rivendica l’invito fatto a Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi, per partecipare durante la kermesse leghista a un dibattito sui diritti civili («ci confrontiamo anche con chi non la pensa come noi perché siamo saldi nelle nostre idee»), negando sbandate («diciamo no al woke o al gender»).

I diritti civili

Ma, complice la sensibilità su questi temi della sua campagna Francesca Verdini, Salvini mostra qualche apertura quando dice che «non sta a noi decidere se la coppia eterosessuale vale di più o di meno di quella omosessuale. Ognuno ama chi vuole». Anche se poi aggiunge tra gli applausi che «la famiglia che si fonda sull’unione di un uomo e una donna, grazie ai figli, è quella che ci dà la garanzia di essere qui nei prossimi anni». E i figli possono essere adottati «solo se ci sono un padre e una madre»

Il free speech

Dopo le polemiche seguite al suo incontro al ministero delle Infrastrutture con l’esponente dell’estrema destra britannica Tommy Robinson e le critiche arrivate non solo dall’opposizione ma anche dal leader azzurro Tajani («è incompatibile con i miei valori. Io non lo incontro»), Salvini rivendica il «diritto di incontrare chi voglio per fare battaglie comuni». E ricorda che «sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato in Europa contro il digital services act», definito «la legge bavaglio in base alla quale in futuro si potrà decidere cosa si può dire e cosa non si può dire». Un posizionamento all’insegna del “free speech” rivendicato dalla destra trumpiana dell’“America first”.

La manifestazione dei Patrioti il 18 aprile

Senza dimenticare l’impostazione sovranista. L’appello finale è infatti a partecipare alla manifestazione organizzata a Milano il 18 aprile dove sono stati chiamati a raccolta «i patrioti di tutta Italia e di tutta Europa: amici francesi, austriaci, spagnoli, portoghesi, ungheresi, inglesi e tedeschi, nel nome della protezione dei nostri valori e della cultura occidentale».

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