Borsa e mercati

Spinta a Pmi, Casse e quotazioni: la riforma che cambia la finanza

Martedì al consiglio dei ministri il Ddl di semplificazione che attua il Libro verde. Sale a 1 miliardo la soglia per le regole semplificate, enti previdenziali «investitori professionali»

di Gianni Trovati

Piazza Affari. Nuove regole per facilitare le quotazioni delle piccole imprese

3' di lettura

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Una via più in discesa per la quotazione delle Pmi, semplificazioni per gli investimenti delle Casse previdenziali, un rafforzamento potente del voto plurimo per renderlo davvero attrattivo, e un’ondata di revisioni dai prospetti alle regole per le assemblee fino alla disciplina della Consob.

È una riforma a tutto campo del mercato dei capitali quella condensata nei 22 articoli del disegno di legge Borsa che nel consiglio dei ministri accompagna il Def 2023. La contemporaneità è casuale ma i due documenti sono collegati fra loro nei fatti: perché l’obiettivo della riforma è quello di spingere la crescita delle imprese e di aumentare l’attrattività nei confronti degli investimenti esteri, con una robusta dose di semplificazioni. «Bisogna indurre una platea più ampia di imprese di medie dimensioni ad accedere ai mercati regolamentati per rafforzare la loro capitalizzazione e attrarre nuovi investitori», aveva spiegato qualche settimana fa il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti partendo dal presupposto che «l’Italia non è ancora nel posto in cui dovrebbe essere».

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Norme troppo complesse sulla corporate governance

Uno degli snodi critici che alzano ostacoli strutturali allo sviluppo della nostra economia è stato individuato nella complessità delle norme che guidano la corporate governance delle società e il loro rapporto con gli investitori: sia quelli italiani, schiacciati dal peso dei costi adempimentali, sia quelli stranieri, scoraggiati dall’idea di dover affrontare le incertezze normative e regolamentari italiane.

Per affrontare il problema il governo ha voluto da subito dare la spinta finale a un lavoro che in realtà parte da lontano, e che nasce dal Libro verde sulla «competitività dei mercati finanziari a supporto della crescita» elaborato l’anno scorso dal Tesoro con Consob, Bankitalia e i principali operatori che hanno partecipato alla consultazione pubblica su quel testo. Di qui il disegno di legge, che arriva in consiglio dei ministri dopo un confronto con Bankitalia e Consob reso fitto proprio dalla profondità degli interventi proposti.

Il principio guida è quello dell’eliminazione del gold plating, cioè di quel groviglio di regole domestiche che si aggiungono alla disciplina internazionale e comunitaria spesso portando più problemi che benefici. L’innesco dell’intervento, del resto, è il Report che l’Ocse nel gennaio del 2020 ha dedicato alla possibile «riforma per la crescita del mercato dei capitali italiano».

Obiettivo: più capitali per le imprese

L’obiettivo chiave è di alimentare il flusso di capitali sulle imprese, anche per ridurre il bancocentrismo classico del nostro sistema economico. Per farlo, il disegno di legge raddoppia da 500 milioni a un miliardo la soglia di capitalizzazione di mercato che consente l’etichetta di Pmi e quindi l’applicazione delle regole semplificate per gli emittenti, come chiesto anche dalle Raccomandazioni Ue. E con la stessa filosofia equipara le Casse di previdenza ai fondi pensione nella qualifica di «investitori professionali», per tagliare gli adempimenti necessari a vedersi riconosciuti come «clienti professionali su richiesta» e per questa via favorire quello sviluppo dei loro investimenti nell’economia reale dopo che gli incentivi tentati nel passato non hanno ottenuto i risultati sperati.

Sempre per allineare il quadro italiano a quello europeo viene abolita la figura del responsabile del collocamento (articolo 94, comma 7 del Testo unico finanza) e chiarita la disciplina del prospetto, il cui termine di approvazione decorrerà dalla data di presentazione della bozza e non più dal via libera Consob sulla completezza dell’istanza.

Comunitaria è anche l’ispirazione dell’intervento sul voto plurimo, che nelle nuove quotazioni propone di alzare da tre a dieci i voti assegnati a ogni azione per rendere effettivo il contrasto al rischio di veti da parte delle minoranze che fin qui ha frenato l’utilizzo dello strumento. La caccia al goldplating porta poi ad abrogare gli attuali obblighi di comunicazione da parte degli azionisti di controllo (articolo 114 del Tuf).

Sono poi molto ampie le revisioni della corporate governance, che in qualche caso fanno tesoro delle semplificazioni sperimentate nella pandemia per quel che riguarda la disciplina delle assemblee. E non solo. Perché per facilitare la vita a chi si trova sulla plancia di comando delle aziende, scopo principale delle nuove regole anche in questo filone, fra i ripescaggi della normativa Covid rientra la disciplina semplificata per gli aumenti di capitale, con un altro biennio di quorum agevolati (maggioranza assoluta anziché i due terzi) e, per le società con azioni nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, l’esclusione del diritto di opzione nei limiti del 20% del vecchio capitale sociale anziché del 10% (e anche senza il bisogno di specifica previsione statutaria).

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