Sigarette e non solo

Tabacchi, in Italia fisco record a 15,6 miliardi. Regole Ue in cerca di nuovi equilibri

Nel 2025 nel nostro Paese gli incassi totali da accise, Iva e imposte di consumo hanno superato di 1,7 miliardi quelli del 2019. Mentre si discute ancora sull’aggiornamento della tassazione comunitaria

 Imagoeconomica

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Sulla tassazione del tabacco la fumata della Ue non è ancora bianca. Il quadro europeo resta in cerca di un nuovo equilibrio, con la revisione delle direttive, mentre in Italia molte scelte sono state anticipate, gli incassi tributari da sigarette e altri prodotti – tra accise, Iva e imposte di consumo – hanno raggiunto l’anno scorso il record di 15,6 miliardi (erano 13,9 nel 2019) e la legge di Bilancio 2026 ha rimodulato il calendario fiscale, con aumenti spalmati in un triennio.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Sono due i fronti di restyling aperti a livello europeo. La riscrittura della Tpd (Tobacco products directive 2014/40/Ue) che disciplina caratteristiche, etichettatura, ingredienti, avvertenze sanitarie, vendita transfrontaliera a distanza, tracciabilità dei prodotti. E l’aggiornamento della Ted (Tobacco excise/taxation directive 2011/64/Ue), che fissa struttura e aliquote minime delle accise sui tabacchi lavorati, ed è integrata dalla direttiva 2020/262/Ue sul regime generale delle accise (movimentazione, depositi fiscali, acquisti transfrontalieri di privati).

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Tra aliquote e target

Per la Tpd il percorso è stato avviato da poco: chiusa la call for evidence il 15 giugno, la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione resterà aperta fino al 14 agosto: i contributi confluiranno nella valutazione d’impatto che accompagnerà la proposta legislativa nei mesi seguenti.

Più articolato il lavoro di modifica della Ted che, per il suo tenore fiscale, richiede l’unanimità in Consiglio dell’Ue. La proposta della Commissione – la Com(2025) 580 di rifusione della direttiva 2011/64 accompagnata dalla Com(2025) 581 che modifica la direttiva 2020/262 – è stata presentata quasi un anno fa, il 16 luglio 2025, per aggiornare e armonizzare il quadro delle accise. Perché i valori minimi fissati nel 2011 hanno perso efficacia a causa dell’inflazione e dell’evoluzione dei prezzi; e perché il mercato ha visto l’ingresso di prodotti innovativi, spesso non inquadrabili nelle categorie tradizionali.

L’ANDAMENTO FISCALE

Il gettito dell’attività tributaria sui tabacchi. In miliardi di euro

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Si vorrebbe dunque aumentare le aliquote minime Ue, estendere il campo applicativo a liquidi per e-cig, tabacchi riscaldati e pouches (bustine di nicotina), inserire il tabacco grezzo nel sistema di controllo dei prodotti sottoposti ad accisa. D’altra parte, i prodotti alternativi rappresentano oggi circa il 13% del valore di mercato del settore. Mentre le attuali aliquote minime – come ha dichiarato il commissario Wopke Hoekstra – «non sono sufficienti a contrastare il traffico transfrontaliero, la contraffazione e l’evasione fiscale, che ci costano 13 miliardi di euro ogni anno». Bruxelles – che persegue l’obiettivo di una generazione tobacco-free entro il 2040 – sostiene che all’impatto delle politiche fiscali può essere attribuito circa il 40% del calo della prevalenza di fumo tra gli europei. Stando all’Oms, un aumento delle tasse che fa salire i prezzi del tabacco del 10% ridurrebbe il consumo di circa il 4% nei Paesi ad alto reddito e fino all’8% nella maggior parte di quelli a basso e medio reddito.

Ma diversi Stati Ue (Italia inclusa) sono critici sull’impatto delle modifiche. In generale, si teme l’eventuale migrazione della domanda dal mercato legale a quello illegale; l’equiparazione di prodotti (tradizionali e innovativi) con profili di rischio diversi; un calcolo delle aliquote minime che non tenga conto dell’approccio Ppp (purchasing power parities), della parità del potere d’acquisto tra i vari Paesi.

La proposta della Commissione è stata respinta anche dal Parlamento Ue, che nella plenaria del 17 giugno ha chiesto di ritirarla. Il parere non è vincolante ma significativo, e ora il pallino, da luglio a dicembre, passa alla presidenza irlandese del Consiglio.

Il calendario fiscale

Oggi il quadro Ue è un mosaico: quasi tutti gli Stati tassano i prodotti a tabacco riscaldato (Htp), ma con basi imponibili eterogenee per peso, stick, formato; i liquidi da inalazione (Pli) seguono regimi fiscali disparati; le pouches sono colpite solo in alcuni Stati.

«Siamo favorevoli a un’armonizzazione fiscale europea – commenta Andrea Di Paolo, vicepresidente Bat Italia – purché la direttiva Ted mantenga un approccio proporzionato, basato sui differenti profili di rischio dei prodotti di nuova generazione. Ad esempio, per i sacchetti di nicotina per uso orale, l’aliquota prospettata di 80 euro/kg rappresenta un incremento significativo rispetto all’attuale livello italiano (22 euro/kg) e rischia di penalizzare la filiera. A ciò si aggiunge il rischio di una crescita del mercato illecito. Per tutelare il settore, riteniamo opportuna una progressione graduale che garantisca certezza industriale».

In attesa dei cantieri Ue, l’Italia si è già mossa. E ha fissato un calendario fiscale che dà anche modo alle aziende di programmare gli investimenti. L’ultima legge di Bilancio ha stabilito un aumento progressivo nel 2026-2028 dell’importo minimo fisso delle accise su sigarette, sigarette e tabacco trinciato, aggiornando le aliquote; ha rideterminato i coefficienti per il calcolo dell’accisa sui prodotti a tabacco riscaldato e per l’imposta di consumo sulle sigarette elettroniche, con e senza nicotina; e ha distinto nettamente tra Htp, liquidi da inalazione e modern oral (le bustine).

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Nel frattempo arriva in Parlamento una proposta di legge d’iniziativa popolare, promossa da Aiom, Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom: chiede un’accisa aggiuntiva di 5 euro, con gettito da destinare al Ssn, su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. Compresi quelli di nuova generazione.

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