La maravigghia sicula nelle giornate settembrine
Tra i patriarchi di Malabotta e i megaliti di Argimusco
Laddove i Monti Nebrodi, i Monti Peloritani e la zona etnea si congiungono, all’interno di un corridoio ecologico eccezionale, si è formato nel corso dei secoli il magnifico Bosco di Malabotta. Il solo raggiungerlo, partendo al mattino da Linguaglossa dopo avere fatto una colazione gourmand all’Hotel Shalai, è scandito da un susseguirsi di sorprese geologiche e naturalistiche: poco prima di iniziare il cammino all’interno di questa riserva naturale orientata situata nel territorio di Montalbano Elicona, innanzitutto, ci si trova puntate davanti agli occhi come ammonimenti archeologici le rocce gigantesche disseminate nell’altopiano dell’Argimusco situato tra i 1165 e i 1230 metri di altitudine. Il vento, l’acqua, lo scorrere del tempo hanno scolpito queste pietre millenarie, fino a far loro assumere forme zoomorfe. Pochi tornanti, ed ecco sopraggiungere l’imbocco dei sentieri di Malabotta: come ci si sente piccoli e incantati tra i patriarchi che abitano questi sedimenti argillosi e rocce calcaree! Gli alberi vetusti eppure giovani si ergono sui costoni coi propri fusti aventi un diametro talvolta perfino superiore ai due metri, e un’altezza superiore anche ai trenta metri. In quasi ottanta ettari di superficie, i faggi, i castagni, i tanti lecci dominano la scena botanica, mentre le felci avvolgono con la loro coperta i tronchi caduti. In alto volteggiano gheppi, falchi pellegrini, poiane, sparvieri e addirittura le aquile reali. Al termine del percorso ad anello lungo otto chilometri si può scegliere di raggiungere la tenuta vinicola Sciaranuova per una degustazione in cantina e nei vigneti dove crescono Carricante, Nerello Mascalese, Nerello Cappucci, Pinot Nero e Riesling, Approfittandone magari per gustare l’interazione frizzante tra i terrazzamenti lavici e le opere d’arte contemporanea site specific scelte in collaborazione con la Fondazione Mario Merz, tra cui Fibonacci Sequence, 2002 ed Ettore Majorana di Claire Fontaine.

