Trump il picconatore: l’impatto su Pechino, Europa e Italia
La manifattura europea non ha perso il suo saper fare. Nemmeno sotto le picconate di Trump
di Lello Naso
3' di lettura
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Nel momento in cui questo articolo sarà letto, è molto probabile che le cose siano cambiate. Trump il picconatore globale, come lo definisce il titolo del panel che si è tenuto il 21 maggio al Festival dell’Economia di Trento, potrebbe aver reso superati molti dei ragionamenti dei relatori che si sono confrontati sotto la guida del vicedirettore del Sole 24 Ore, Daniele Bellasio.
Nella peggiore delle ipotesi, The Donald potrebbe aver ordinato alla portaerei che staziona davanti a Cuba di invadere l’isola. Non sarebbe un atto innocuo, come le sue tante sparate di questi due anni.
Ma le analisi della storica dell’economia Adriana Castagnoli, dell’economista Marco Fortis, dell’amministratore delegato di Porsche Consulting Josef Nierling e del prorettore del Politecnico di Milano Giuliano Noci, oltre che tornare attuali dopo una smentita o una dichiarazione esatta e contraria di The Donald, resisterebbero nel tempo.
Perché, concordano i relatori, guardano al lungo periodo, alla tendenza delle azioni di Trump. Che vanno tutte nella medesima direzione: picconare quel che esisteva prima, bollato come fallimentare, per ricostruirlo in maniera simile.
È successo con i dazi, soprattutto quelli verso la Cina, tornati alla casella di partenza. Succederà, con molta probabilità, con l’accordo sul nucleare che gli Usa stanno discutendo con l’Iran e che ricalca quello sottoscritto da Obama e affondato da The Donald.


