L’altra Basilicata: laboratori di esperienze, natura e radici autentiche

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Campomaggiore, il paese dell’Utopia di fine ’700

Siamo a poco più di 800 metri di altitudine, con il paesaggio delle Dolomiti Lucane e i boschi del Parco di Gallipoli Cognato a fare da ideale sfondo e una tranquillità nell’aria che invita a fermarsi. Il borgo “nuovo” di Campomaggiore con la sua struttura ordinata a scacchiera è di per sé una testimonianza molto precisa della storia di questo luogo ma è poco distante, tra i ruderi di Campomaggiore Vecchio, che si coglie il suo senso più profondo. Fondata nel 1741 dalla famiglia Rendina, quella che venne definita “la città dell’utopia” (il Museo multimediale omonimo ricostruisce la vicenda con un linguaggio accessibile a tutti) nasceva come esperimento urbanistico e di equità sociale fatto di case tutte uguali, strade ampie e diritte e una piazza centrale pensata come spazio collettivo. Nel giro di pochi decenni, il borgo diventò un importante centro agricolo e rimase tale fino al 1985, quando una frana ne decretò la fine: oggi si passeggia fra i ruderi del paese originario osservando ciò che resta del Casino della Contessa, della residenza estiva dei Conti, del Laboratorio del Vino e della Masseria Cutinelli Rendina con il suo antico frantoio. Nel borgo contemporaneo, murales e sculture diffuse raccontano scene di vita e interpretazioni artistiche del territorio ma il vero tuffo nel passato si vive durante l’estate con “Rivivi la Città dell’Utopia”, una rassegna che anima il borgo antico con eventi e rievocazioni dedicati all’idea originaria di comunità.

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