Roma en plein air tra parchi, terrazze, esperienze culturali
Lo stupore botanico di Ninfa propiziato dai Caetani
Dal De la Ville si può partire l’indomani al mattino presto per giungere tra i primi al Giardino di Ninfa cinto dai Monti Lepini e alimentato dalle sorgenti pedemontane delle rocce carbonatiche fatte convogliare al suo interno tramite canali e rogge. Rappresenta una meraviglia botanica che si è insinuata ed è stata vezzeggiata sino a raggiungere la perfezione paesaggistica tra le rovine di un borgo murato esistito tra il 1000 e il 1300 che constava di quattro porte di ingresso, sei chiese, edifici e fabbriche deputate ad esempio alla concia delle pelli, a fungere da mulini. A partire dal XIV secolo cominciò il suo progressivo abbandono, eppure in questi 8 ettari ai quali vanno aggiunti i 100 ettari del parco circostante che accoglie un frutteto e un’avenue di Noci spettacolare, gli alberi, gli arbusti piantati e curati nei secoli da sensibili e volenterosi rappresentanti della dinastia Caetani, soprattutto Gelasio, esaltano il gusto per il bello. Le piante, appartenenti a più di 1300 specie, sono state, infatti, impiegate per delimitare la fisionomia della città antica, riproponendo i ponti e il fiume. Se l’Hortus Conclusus destinato agli agrumi più rari emana profumi intensi e nostalgici, la collezione di rose, i bambuseti, i liquidambar, una robinia dalla capigliatura fogliare sfoggiante un verde scintillante e il boschetto delle betulle suscitano continui incantamenti. Mentre le magnolie combattenti con il surriscaldamento climatico, i magnifici faggi rossi, il suono continuino e corroborante dell’acqua, il pianoforte suonato da Franz Liszt conservato nel palazzo comunale, gli alberi secolari nella sezione più ascetica del parco, l’amicizia botanica che ammanta il Colle dei meli contribuiscono a loro volta a farne una meta imprescindibile per gli appassionati di creature fatte di tronchi e foglie.
