Roma en plein air tra parchi, terrazze, esperienze culturali
Tre chiese dagli effetti artistici speciali
Dopo tante esperienze all’aria aperta, sarebbe un peccato perdere l’occasione, tra le centinaia di chiese romane, di scoprire alcune, magari meno note, che avrebbero suscitato in Stendhal la sindrome a lui attribuita. Ad esempio, la Basilica di San Silvestro in Capite: poggia sulle rovine del Tempio del Sole e venne edificata durante il pontificato di Stefano II (752-757), anche se a ultimarla fu il fratello, anch’egli assurto poi allo scranno papale col nome di Paolo I, che la diede in affidamento ai Benedettini. Fu aggiunto alla denominazione in capite perché nell’adiacente chiesa di S. Giovannino era venerata la reliquia della testa di San Giovanni Battista. Se la facciata stupisce perché è splendidamente tripartita da lesene e ornata di statue, all’interno nelle prime ore del pomeriggio la luce irrora l’altare di un chiarore abbagliante. La volta a botte affrescata da Giacinto Brandi, la cantoria con organo e soprattutto il San Francesco che riceve le stigmate dipinto da Orazio Gentileschi provocano autentico stupore. Un altro gioiello quasi segreto è il Cristo Crocifisso attribuito ad Antoon van Dyck collocato nella sagrestia della Chiesa di San Marcello al Corso il cui soffitto ligneo costituisce un capolavoro di artigianato, mentre gli affreschi della volta sono opera di Perin del Vaga e di Daniele da Volterra. Questa chiesa è celebre per il suo crocifisso ligneo ritenuto miracoloso: si salvò dall’incendio del 1519, protesse la città da una pestilenza e di fronte a esso, durante la pandemia, Papa Francesco si inginocchiò a pregare. Però bisogna insistere col custode per farsi portare appunto dinanzi al capolavoro più nascosto, quel Gesù dipinto dall’artista fiammingo affisso a una croce più piccola, rispetto a un Cristo che sta per esalare gli ultimi respiri. Il suo volto è quasi violaceo, invece il corpo ancora trasuda vigore e giovinezza, in un torsione fisica e spirituale che mette i brividi. Certamente, la Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in Campo Marzio è più conosciuta e frequentata, però anziché limitarsi a osservare, tramite lo specchio posto verticalmente sul pavimento per ingrandirle, le figure che popolano la volta della navata centrale dipinta da Andrea Pozzo, bisogna compiere qualche passo in avanti. Accorgendosi così che quella situata all’incrocio col transetto è in realtà una finta cupola, ovvero una tela di 13 metri di diametro, sulla quale proprio Pozzo diede forma all’effetto prospettico della fittizia architettura. Accanto alla tomba in cui riposano le spoglie di San Luigi Gonzaga, si ammira una miniatura in legno del Tempio del Cristo Re realizzata dall’ebanista napoletano Vincenzo Pandolfi in cui sono cesellati celebri luoghi di culto in rappresentanza di tutti le religioni del mondo.
