Ferrari Luce: 10 cose da sapere per conoscere tutti i segreti dell’elettrica di Maranello
Ferrari Luce stile e aerodinamica
Il design della Ferrari Luce è stato affidato a LoveFrom, collettivo fondato da Sir Jony Ive e Marc Newson, in collaborazione con il Ferrari Design Studio diretto da Flavio Manzoni. La scelta di coinvolgere una realtà esterna alla struttura tradizionale del car design Ferrari è parte integrante del progetto. L’obiettivo era portare un linguaggio diverso, coerente con una vettura nata da un’architettura elettrica dedicata.Le superfici sono pensate come volumi pieni, levigati, continui. La caratteristica visiva principale è la glass house, descritta come una forma simile a una conchiglia, capace di estendersi sotto la linea di cintura fino alle estremità della vettura. La cellula centrale dell’abitacolo diventa così il nucleo visivo del progetto, attorno al quale sembrano disporsi gli elementi di carrozzeria e le appendici aerodinamiche. Le ali anteriori e posteriori sospese sono dettagli funzionali. Sono parte della strategia aerodinamica, insieme alle griglie attive, alla gestione dei flussi e alla riduzione delle discontinuità superficiali. Ferrari dichiara per la Luce il coefficiente di resistenza aerodinamica più basso nella storia delle vetture stradali. Per arrivare a questo risultato lo sviluppo aerodinamico è durato oltre cinque anni, con circa 6000 simulazioni, 250 ore in galleria del vento su modello e circa 80 ore con vettura in scala reale. Il sistema di raffreddamento è integrato in questa logica. Le griglie attive schermano i radiatori quando non serve raffreddamento e, in determinate condizioni, riducono o annullano la resistenza associata al passaggio dell’aria nelle masse radianti. Anche l’assetto partecipa all’efficienza. Le sospensioni attive possono abbassare l’anteriore di 10 millimetri in determinate condizioni di guida.La parte posteriore recupera un elemento identitario con i fanali rotondi, che riportano la mente a 360 Modena e 458 Italia. A luci spente, invece, i gruppi ottici anteriori e posteriori tendono a scomparire nelle superfici primarie.

